Intervista a Rosa Di Stefano – Su donna e impresa (settore alberghiero)

Rosa, nel settore alberghiero, quali competenze specifiche ritiene più strategiche per garantire alle donne un’autonomia economica stabile e duratura?

Nel nostro settore le competenze che garantiscono autonomia economica alle donne sono soprattutto tre: professionalità tecnica, competenze relazionali e capacità di gestione.

Parlo di competenze immediatamente spendibili — reception, housekeeping evoluto, amministrazione di base, banqueting, gestione delle prenotazioni, digital hospitality.

Ma parlo anche di quelle ‘soft’ che fanno la differenza: comunicazione efficace, problem solving, capacità di gestire un team, empatia verso l’ospite.

Il bello dell’alberghiero è che non chiede titoli impossibili: chiede impegno, formazione continua e voglia di crescere. E quando una donna conquista queste competenze, la sua autonomia economica non è più un obiettivo: diventa una certezza.

In che modo il settore alberghiero può offrire opportunità concrete e immediate di reinserimento alle donne vittime di violenza rispetto ad altri comparti lavorativi?

L’alberghiero ha una caratteristica che pochi settori possiedono: è un settore: “a bassa soglia di ingresso ma ad alta possibilità di crescita”.Questo significa che una donna può ricominciare rapidamente, trovare un impiego dignitoso anche senza competenze pregresse e,

parallelamente, formarsi mentre lavora.

In molti comparti serve tempo, certificazioni, lunghe selezioni. Qui no.

Qui si inizia, si impara, si cresce.

E soprattutto: gli hotel sono comunità aperte 24 ore su 24, dove il lavoro non è mai solitario.

È un contesto che accoglie, che osserva, che protegge. Per una donna che ha subito violenza, trovare un ambiente strutturato, organizzato e umano può essere la prima vera possibilità di rinascita concreta.

Che ruolo può avere il settore turistico e alberghiero nel promuovere una cultura di parità e non violenza nella città di Palermo?

Un ruolo enorme. Per due motivi.

Primo: siamo un settore ad altissima esposizione sociale. Ogni giorno incontriamo migliaia di persone, raccontiamo la città, influenziamo il modo in cui la comunità percepisce sé stessa.

Se gli hotel parlano di parità, se le imprese valorizzano le donne, se la cultura aziendale condanna ogni forma di violenza, questo messaggio entra nel tessuto della città.

Secondo: siamo un settore a forte occupazione femminile.

Investire sulle donne, promuovere leadership femminili, raccontare storie di riscatto significa cambiare narrazione e, alla lunga, cambiare mentalità.

Non possiamo fermare la violenza da soli, ma possiamo contribuire a creare una città più consapevole, più attenta e più capace di riconoscere i segnali del disagio

Qual è, secondo lei, il principale pregiudizio da abbattere quando si parla di donne vittime di violenza che vogliono ricostruirsi una vita autonoma?

Il pregiudizio più duro da sradicare è questo: che una donna che ha subito violenza sia fragile per definizione.

È falso.

Una donna che decide di ricominciare è, quasi sempre, la persona più coraggiosa in quella stanza.

Dobbiamo smettere di pensarla come vittima e iniziare a riconoscerla come una donna che sta facendo un’impresa enorme: ricostruire sé stessa mentre il mondo intorno la giudica.

Se cambiamo questo sguardo, cambiamo tutto: le opportunità che le offriremo, le aspettative che avremo su di lei, la dignità che merita.

In che modo il settore alberghiero può contribuire a creare reti di supporto tra colleghi per sostenere le donne in difficoltà?

Gli hotel sono, da sempre, ‘piccole famiglie allargate’.

È naturale: si lavora insieme, si condividono turni difficili, momenti di stress, successi e problemi. Questo crea legami.

Per questo il nostro settore può fare una cosa semplice ma rivoluzionaria: costruire consapevolezza interna.

Formare i team a riconoscere i segnali, creare figure di riferimento discrete, attivare sportelli di ascolto, fare rete con i centri antiviolenza.

Una collega che trova nel suo ambiente di lavoro non solo un impiego, ma una rete di occhi attenti e cuori presenti, ha molte più possibilità di uscire dal silenzio e rimettersi in piedi.

Mariza Rusignuolo

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