La scrittura intimistica di Orietta Alliata e Gianni Guaita nell’Isola perduta
Orietta Alliata, sorella della pittrice Topazia, madre di Dacia Maraini, è nata a Palermo nel 1920, laureatasi in lingue ha insegnato inglese nei Licei. Ha pubblicato un’antologia di letteratura inglese e tradotto romanzi e testi scientifici. Ha Pubblicato nel 2001 con la partecipazione del marito Gianni Guaita il romanzo Isola perduta
che racconta una storia familiare a più voci, in cui Orietta Alliata e Gianni Guaita ricordano gli anni lontani vissuti nella Sicilia amatissima della loro giovinezza. La scrittura è arrivata tardivamente nella vita dei due coniugi e a tal proposito Orietta ha affermato: “
Questo libro ha ravvivato un po’ la nostra vecchiaia; è stato uno sforzo avventuroso che ci ha fatto ritrovare la famiglia!”. Il romanzo è, infatti, una storia familiare che si fa racconto di un luogo. Man mano che il racconto procede, si affiancano alla narrazione le voci dei tre figli: Enrico, Anna e Carlo, in una testimonianza che scioglie negli accenti diversi un identico sentimento d’appartenenza e una profonda nostalgia. La narrazione prende il via dall’infanzia dei due coniugi Orietta e Gianni e procede attraverso le loro vicissitudini familiari e le loro esperienze di vita contestualizzate storicamente. Gianni, toscano di Pisa di simpatie socialiste e ceppo borghese, incontra e sposa, la nobile figlia del duca Enrico Alliata di Salaparuta, cadetto del principe Edoardo di Villafranca, fondatore dell’azienda produttrice dei gloriosi vini Corvo di Salaparuta. Il pretendente viene accolto con distrazione dalla madre di Orietta, Sonia Ortuzary Ovalle, cilena fascinosa ed eccentrica che fu cantante lirica e rinunciò alla carriera (era allieva di Caruso) quando divenne duchessa ma che sempre conservò la passione per la musica. Migliore la reazione del duca Enrico, biondo come un normanno con chiari occhi verdi, botanico ed enologo, studioso e uomo malinconico che sopportava le bizzarrie della moglie. Orietta presenta a Gianni Villa Valguarnera, il luogo dove è stata bambina, popolata da molte zie, da servitori, autisti e massari e la sorella, Topazia, anche lei attraente e chiara, che ha sposato Fosco Maraini, padre di Dacia. In Sicilia Gianni impara a conoscere una terra per lui misteriosa, come i paesi esotici, assimilando pian piano modi e mentalità locali. Nelle pagine di “Isola perduta” le vicende private della famiglia Guaita si legano allo sfondo storico e sociale dei decenni dagli anni Trenta ai Cinquanta. E la storia personale dei coniugi corre parallela con gli eventi storici che si susseguono in uno snodo coinvolgente ed intimistico. Nel dopoguerra Gianni e Orietta, vanno a vivere e a lavorare a Lecco, ma si portano nel cuore la luce siciliana e la affidano, ormai anziani, ad un diario. In una scrittura appassionata, gli autori incrociano sentimenti e memoria, e dedicano toni affettuosi al gruppo degli amici palermitani. Molte le foto, alla fine di questa “Lettera d’amore” in forma di libro, che ritraggono i protagonisti nello scorrere del tempo. Riguardo a “Isola perduta” anche Andrea Camilleri ha speso qualche parola: “Da noi, se qualcosa ci piace molto e ci coinvolge, si dice che ci fa sangue. Ebbene, per me, l’incontro con la storia dei Guaita e degli Alliata è stato un vero coup de foudre”, così l’autore descrive il suo rapporto con una Sicilia che non c’è più, quella delle grandi casate di sangue blu. La nobiltà che vi abita è “una nobiltà che sa anche ridere e sorridere” afferma Dacia Maraini, che le vicende degli Alliata ben le conosce in quanto nipote di Orietta. Dalle testimonianze di Gianni e Orietta – a detta della scrittrice- appare un’isola ironica e coraggiosa in quanto esplorano “una Sicilia della non violenza”.
Mariza Rusignuolo