Intervista a Rosa Di Stefano

Per la giornata mondiale del Turismo – 27 settembre 2025
E premio “Excellence Award to Hospitality and Hotel Professionals 2025

1) Presidente Rosa Di Stefano ,Palermo oggi , attraverso il turismo, sta vivendo una stagione di cambiamento e di rilancio. il turismo, a suo parere, è un bene culturale?
Come Federalberghi, rappresentiamo l’impresa ricettiva, che è la spina dorsale dell’accoglienza. Oggi le strutture alberghiere non sono più semplici luoghi di sosta: sono hub culturali e relazionali, spazi dove il turista entra in contatto con il tessuto autentico del territorio.
Parlare di turismo come bene culturale significa anche riconoscere che l’esperienza turistica è il frutto di un’economia complessa, che include l’albergo che accoglie,il ristorante che propone la tradizione gastronomica,la guida turistica che racconta i monumenti,l’artigiano che conserva le competenze identitarie,il produttore agricolo che coltiva il territorio.

2) In quali settori, l’ecosistema di cui lei parla e in cui l’impresa ricettiva cresce, ha delle ricadute importanti?
In questo ecosistema, l’impresa ricettiva genera valore in modo trasversale: ogni euro speso in una struttura ricettiva produce ricadute su almeno quattro settori collegati. Nel riconoscere il turismo come bene culturale, dobbiamo anche superare una visione settoriale e abbracciare un approccio sistemico. L’impresa turistica deve dialogare con il patrimonio materiale e immateriale del territorio: la lingua, le tradizioni, i riti religiosi, la memoria collettiva. Ogni elemento concorre a costruire un racconto
coerente e coinvolgente, capace di generare appartenenza nel visitatore e consapevolezza nelle comunità ospitanti.
Un altro elemento fondamentale è la sostenibilità. Il turismo culturale e gastronomico può e deve essere uno strumento per valorizzare ciò che già esiste, senza consumare nuovo suolo, senza snaturare i territori. Promuovere itinerari lenti, prodotti a filiera corta, eventi che rispecchiano le vere tradizioni, significa non solo offrire esperienze autentiche, ma anche proteggere il nostro patrimonio e garantire uno sviluppo duraturo. Federalberghi lavora per questo: per difendere il valore delle imprese regolari e combattere l’abusivismo ricettivo che danneggia l’intero sistema ; per promuovere una rete di turismo esperenziale che colleghi l’ospitalità al patrimonio enogastronomico e culturale; per costruire alleanze con istituzioni, associazioni e territori, perché il turismo non si sviluppa da solo: ha bisogno di governance, strategie comuni, e di una visione che metta al centro la dignità del lavoro e la qualità dell’offerta. Il nostro compito, oggi, è quello di accompagnare Palermo e la Sicilia in un salto di qualità: da destinazioni amate ma ancora frammentate, a modelli sostenibili e competitivi sul piano internazionale.

3) L’organizzazione di corsi di formazione per il personale alberghiero che ruolo riveste nell’ambito della qualità delle strutture ricettive e di un futuro di valore?
Tra le priorità, c’è anche quella della formazione. Una destinazione può essere bella, ricca, accogliente, ma senza personale qualificato, motivato e ben retribuito, non potrà mai essere davvero competitiva.
La cultura dell’accoglienza passa anche da qui: da professionisti preparati, capaci di comunicare il territorio in più lingue, di mediare tra culture, di risolvere problemi e creare esperienze memorabili. Federalberghi è da tempo impegnata su questo fronte, con iniziative che coinvolgono scuole alberghiere, ITS, università e centri di formazione professionale.

4) I numeri di Palermo raccontano oggi una crescita economica?

I numeri non sono mai freddi: raccontano storie, identità, opportunità. E i numeri di Palermo oggi ci dicono che il turismo è tornato a essere uno dei principali motori economici della città. Nei primi nove mesi del 2025, l’occupazione alberghiera a Palermo è cresciuta del +7% rispetto al 2024. Un dato che va letto insieme ad altri indicatori: Una spesa media giornaliera di 128 € per turista, che arriva a oltre 150 €
nei segmenti di fascia alta. L’aeroporto di Palermo ha registrato 3,2 milioni di arrivi nei primi cinque mesi del 2025, con una crescita del 4,8% sul 2024 e un +73% di ricerche voli rispetto al 2019. L’occupazione media delle camere fra giugno e luglio ha raggiunto l’80%, confermando il capoluogo tra le mete più forti del Mediterraneo. Ma non ci fermiamo ai dati: la domanda è sempre più internazionale e qualificata.
Crescono le prenotazioni per tour culturali, cooking class, esperienze teatralizzate, segno di un turista che vuole autenticità e sostenibilità. Questa crescita non è casuale: dietro ogni nuovo posto letto, ogni nuova struttura, c’è un imprenditore che investe, una famiglia che lavora, giovani che scelgono di restare in
Sicilia. Ma è nostro compito trasformare questa crescita in sviluppo stabile e sostenibile.

5) Si parla sempre più di politiche orientate alla sostenibilità come nuova frontiera del turismo. Quali le strategie da adottare e gli eventi o gli itinerari da proporre al pubblico per coinvolgerlo in un’esperienza di Turismo sostenibile ?
Quando parliamo di turismo sostenibile, non parliamo di slogan, ma di scelte quotidiane: hotel che investono in risparmio energetico e gestione rifiuti; percorsi culturali che valorizzano i borghi e le periferie; esperienze che coniugano memoria e innovazione.
Il turismo sostenibile è quello che lascia valore sul territorio: non solo economia, ma anche identità, coesione sociale, bellezza condivisa. Il Turismo non è solo estate, sole, mare, cibo. E destagionalizzare si può puntando su altri settori La chiave è la diversificazione intelligente, capace di intercettare i nuovi desideri del viaggiatore contemporaneo, sempre più alla ricerca di esperienze autentiche, lente,
immersive. Il turismo non è più solo “vacanza”: è conoscenza, scoperta, trasformazione.
In Sicilia, la destagionalizzazione può e deve passare da una proposta plurale:

  • il turismo culturale, con rassegne teatrali, festival musicali, mostre d’arte e
    grandi eventi che ogni anno muovono decine di migliaia di persone;
  • il turismo religioso, con itinerari spirituali che attraversano santuari, eremi,
    feste popolari e percorsi devozionali come quelli legati a Santa Rosalia o al
    Cammino di San Giacomo in Sicilia;
  • il turismo dei borghi, che valorizza l’autenticità dei piccoli centri, lontani dai
    flussi di massa;
  • il turismo enogastronomico, sempre più legato all’identità dei luoghi, alla
    filiera corta, al racconto del territorio attraverso i sapori;
  • il turismo del benessere e del cammino, che incontra la domanda crescente di
    rigenerazione fisica e mentale;
  • il turismo artigianale e creativo, che permette al viaggiatore di diventare
    protagonista, attraverso laboratori, atelier, esperienze partecipative.

6) L’incremento turistico, a suo parere, può passare attraverso la valorizzazione dei territori che si configura come stagionalità degli stessi?

La stagionalità per territori offre sicuramente un’opportunità intelligente di rigenerazione
degli stessi.

  • La costa (Mondello, Cefalù, San Vito) resta ancora molto concentrata tra giugno e settembre.
  • Le Madonie mostrano segnali di crescita nella media e bassa stagione: l’autunno 2024 ha registrato +19% di presenze rispetto al 2022.
  • Palermo città invece sta vivendo una destagionalizzazione strutturale grazie a eventi culturali, congressi, rassegne letterarie, festival teatrali.
  • Il viaggiatore oggi non cerca solo luoghi, ma storie da vivere. La sfida è quella di creare ecosistemi dell’ospitalità che mettano in rete cultura, accoglienza, formazione e innovazione. Solo così riusciremo a rendere la Sicilia una destinazione attrattiva tutto l’anno.
    Serve un’alleanza strategica tra cultura e ospitalità, fra scuole, università, teatri, operatori turistici. E serve anche innovazione, per creare esperienze personalizzate e memorabili. Il futuro è di chi saprà raccontare il territorio anche nei suoi tempi “lenti”. la sfida che il settore turistico alberghiero deve raccogliere e vincere è l’identità consapevole.
    Dobbiamo saper competere senza snaturarci.
    Accogliere, ma anche educare il turista al rispetto del territorio. Crescere economicamente, ma anche umanamente.
    L’albergo non è solo un posto dove dormire: è un presidio di cultura, un punto di contatto
    tra il viaggiatore e la comunità.
    La sfida è offrire qualità, professionalità, autenticità, in una filiera che valorizzi il lavoro,
    l’ambiente, le tradizioni.
    Chi lavora in hotel oggi è un ambasciatore. E il nostro compito è formare, proteggere e motivare questi ambasciatori del bello e del possibile.

7) Oggi qual è Il senso dell’investire in Sicilia in chiave turistica?
“Perché investire in Sicilia?” Perché non è solo un affare economico. È una scelta di visione, di bellezza, di responsabilità. Chi investe qui sceglie di restituire vita ai luoghi. Sceglie di creare lavoro dove prima c’era silenzio. Sceglie di scommettere su un territorio che è difficile, sì, ma anche profondamente
autentico e trasformativo.
Io stessa, con i miei progetti imprenditoriali e culturali ho imparato che la Sicilia non si
conquista, si attraversa. E chi la attraversa con rispetto, con coraggio, con intelligenza,
viene ricambiato. In questi anni ho incontrato imprenditori straordinari:

  • Chi ha trasformato un ex convento in un relais,
  • Chi ha portato la cultura teatrale nei piccoli borghi,
  • Chi ha costruito valore assumendo giovani, puntando sul green, sulle donne,
    sull’accessibilità.
    Sono loro i veri testimonial della Sicilia che cambia. E a loro va il nostro grazie più grande.

Perché è facile investire dove tutto funziona. Ma è coraggioso farlo dove c’è ancora tanto
da costruire. Eppure, oggi, abbiamo gli strumenti per farlo. Abbiamo le risorse, le competenze, le reti.
Permettetemi di chiudere con una riflessione: il turismo non è fatto solo di numeri, camere,
voli. Il turismo è un incontro. È la famiglia canadese che assaggia per la prima volta un’arancina e porta a casa ilm ricordo di Palermo.
È il giovane giapponese che entra in una chiesa normanna e resta senza parole davanti a un mosaico d’oro.
È la coppia tedesca che cammina sull’Etna e sente il respiro della terra.
Ogni visitatore diventa ambasciatore della Sicilia nel mondo.
E noi, come comunità, abbiamo la responsabilità di essere all’altezza della bellezza che custodiamo.
Di trasformare l’accoglienza da semplice servizio a vocazione, da attività economica a missione civile.
Ecco perché credo che turismo e imprese sostenibili siano la chiave di un nuovo sviluppo
per Palermo e per la Sicilia.
Un turismo che non si limiti a “ospitare”, ma che generi futuro.
Che faccia della nostra isola non solo una meta da visitare, ma un laboratorio di
innovazione, cultura e sostenibilità.
8) Vorrei invitarla a fare una dichiarazione “ d’amore” alla Sicilia evidenziando da quali indicatori sono espresse le potenzialità turistiche dell’Isola.
La Sicilia non è solo una meta: è un “noi” esteso, un abbraccio culturale e umano. Chi viene qui non porta solo una valigia ma un pezzetto del proprio percorso. Noi siamo pronti a offrire accoglienza con orgoglio, professionalità e visione: perché il turismo non è un lusso, è identità, è contaminazione, scambio, meraviglia.
Ma il turismo è anche responsabilità. Perché ogni volta che qualcuno arriva nella nostra terra, noi gli stiamo consegnando un pezzo di identità.
Stiamo dicendo: “Guarda chi siamo. Guarda cosa abbiamo custodito. Guarda cosa
vogliamo diventare.”
E allora la domanda è: siamo pronti a essere all’altezza di questa bellezza?
Siamo pronti a proteggere ciò che abbiamo ricevuto in dono?
A costruire un’accoglienza che non sia solo servizio, ma vocazione?
A fare in modo che ogni visitatore diventi ambasciatore della Sicilia nel mondo?
Io credo di sì.

9) Cosa rappresenta per lei la Sicilia in qualità di operatore dell’ospitalità?
la Sicilia non è solo una destinazione: è un’emozione che resta.
E noi, come operatori dell’ospitalità, abbiamo il compito – e il privilegio – di essere custodi di quella identità. Siamo il primo volto che il visitatore incontra, il primo consiglio che
riceve, il primo legame che costruisce con il territorio.
È per questo che la cultura, non vive solo nei musei o nei piatti tipici, ma anche nel modo in cui viene raccontata, condivisa, valorizzata dalle aziende dell’accoglienza.
Le imprese dell’accoglienza sono avamposti culturali.
Sono luoghi dove ogni giorno si costruisce una relazione tra il visitatore e l’identità del
territorio.
E se il turismo è un bene culturale, allora chi lo ospita è un custode attivo di questo bene.
Federalberghi c’è, e continuerà a esserci, per dare forza, rappresentanza e futuro a questo
straordinario patrimonio collettivo.
La Sicilia può essere un modello.
Ma solo se continuiamo a camminare insieme.

Mariza Rusignuolo

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