Palermo di fuoco
Acuta, profonda e intrisa di nostalgia per una Palermo di un tempo, l’analisi del direttore del giornale di Sicilia, Marco Romano. Alzare il livello di sicurezza a Palermo è un’esigenza e un dovere delle istituzioni nei confronti dei cittadini e dei turisti. Questi ultimi, attoniti e sfiduciati talvolta, lasciano la città disgustati e increduli. Sembra quasi un coprifuoco, bisogna stare guardinghi quando si esce, possibilmente senza borsa, per paura di essere derubati, senza gioielli, per paura di essere aggrediti. La passeggiata in città dovrebbe essere un momento di relax, di tranquillità, di svago ed una meta artistica piacevole per chi viene per la prima volta a Palermo per visitare quei gioielli di preziosa manifattura artistica realizzati nei secoli, da Bizantini, Arabi , Normanni e quel paesaggio incantevole della marina che ammaliò Goethe, Ippolito Nievo e tanti artisti e artiste che lo riprodussero nelle loro tele. Sembra essere tornarti nel periodo in cui dilagava il brigantaggio e la violenza, quella violenza che ha portato via una giovane vita, per un futile motivo, che ha strappato a una madre il proprio figlio, ucciso a ventun anni davanti al pub di
famiglia che, col suo intervento generoso, voleva evitare il peggio in una rissa scoppiata all’Olivella, a pochi metri dal teatro Massimo, poi degenerata in una sparatoria. Cosa è diventata
questa città in cui ci si fa una giustizia sommaria con armi proprie e le strade si coprono di sangue?
Quale l’immagine che diamo di noi palermitani in Europa dove, quando ci si presenta come
siciliani, come deduzione logica, dicono Sicilia uguale mafia? Molto toccante e puntuale l’articolo
del direttore Romano e il commento di Rosa DI Stefano che, ancora una volta, con un nodo in
gola, per la morte straziante e commovente di Paolo Taormina, invoca una maggiore sicurezza per
le strade di Palermo con un cospicuo intervento delle forze dell’ordine e delle telecamere di
sorveglianza per infondere equilibrio, serenità, fiducia dei cittadini nell’operato delle istituzioni.
Non possiamo che augurarle e augurarci tutti noi che il suo sogno si avveri e che Palermo torni ad
essere cantata per le sue meraviglie artistiche, architettoniche e paesaggistiche e non ad essere
deplorata per il sangue e la violenza perpetrata nei confronti di tanti innocenti.
Mariza Rusignuolo