Il sentiero delle formichelle di Alessia Castellini

Il sentiero delle formichelle non è semplicemente un romanzo. È un respiro profondo dentro la vita delle donne. Sulla Costiera Amalfitana degli anni Quaranta, le formichelle — donne dalla forza tenace, dal passo sicuro e dalla schiena temprata da chilometri di fatica — attraversano le montagne con grandi ceste di limoni, portando sulle spalle il destino di intere famiglie. Tra loro ci sono Rachele e Nannina, gemelle così simili da confondere gli sguardi, eppure così diverse da confondere il cuore. Una
nutre il passato con la cura di chi sa ascoltare, l’altra alimenta il futuro con la leggerezza di chi sa immaginare. Accanto a loro, in un tempo più vicino al nostro, ci sono Ninfa e Alelì, sorelle moderne che combattono tempeste diverse ma ugualmente profonde: il peso delle aspettative, il silenzio dei lutti non detti, l’incapacità di farsi capire nel momento in cui ci si sente più soli. Le loro storie scorrono come due fiumi che non si toccano, eppure hanno la stessa sorgente: la ferita e la forza delle donne, la loro capacità di amare oltre la logica, di resistere oltre la ragione. Questo romanzo è un abbraccio alle fragilità, un canto alla sorellanza, un inno alla dignità del lavoro e al coraggio di restare quando sarebbe più facile scappare. È un libro che parla di ciò che non diciamo, del peso che portiamo senza mostrarlo, di quei
vuoti che a volte ci inghiottono e altre, sorprendentemente, ci abbracciano. Le formichelle — ieri come oggi — ci insegnano che anche quando la strada è ripida e il carico sembra insostenibile, possiamo procedere un passo alla volta, con la forza di chi non vuole smettere di credere nella vita.
Ci sono libri che si leggono. E ce ne sono altri che restano. Il sentiero delle formichelle appartiene a questa seconda categoria. È una storia che si posa sul cuore con la delicatezza di una carezza, ma con la potenza di una verità che non si può ignorare: ognuno di noi porta una cesta invisibile sulle spalle. La domanda è: quanto siamo disposti a sopportare per amore? Per chi cammina accanto a noi? Per la felicità di chi amiamo, anche quando la nostra vacilla? Le protagoniste di questo romanzo — Rachele, Nannina, Ninfa e Alelì — non ci offrono risposte, ma ci regalano qualcosa di più prezioso: uno specchio. Ci mostrano come si cresce, come si cade, come si perdona e come, nonostante tutto, ci si rialza. E
ci ricordano una verità semplice e immensa: noi non siamo ciò che facciamo. Siamo ciò che amiamo. Per questo, quando chiuderemo l’ultima pagina, non penseremo ai limoni, alle montagne o al peso delle ceste. Penseremo al nostro sentiero personale.
Alle nostre ferite. Alle nostre sorelle — di sangue o di vita. A quei vuoti che ci hanno fatto precipitare e a quelli che, invece, ci hanno insegnato a volteggiare.

E capiremo, forse per la prima volta, che la vera forza non è nel non cadere mai, ma
nel trovare il coraggio di continuare a camminare. Come le formichelle. Sempre.
Nonostante tutto.

Mariza Rusignuolo

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