Le parole di Dante Alighieri
Dante Alighieri è considerato il padre della lingua italiana soprattutto per la grandezza della Divina Commedia, ritenuta un capolavoro della letteratura mondiale e definita da Borges “il più bel libro scritto dagli uomini”. Nell’opera troviamo numerosi neologismi, ossia parole coniate dal Sommo poeta ed entrate nell’uso comune. Tra i neologismi che troviamo nella cantica del Paradiso, ne ho enucleati
alcuni particolarmente interessanti, come il verbo trasumanare che appare nel primo canto ( Par. I, v.70)
“ trasumanar significar per verba /non si poria” Il poeta per spiegare l’esperienza metafisica e le sue emozioni provate nell’entrare nel Paradiso, sede dei beati e di Dio, ha voluto rendere, con questo verbo, l’idea del passaggio ad una realtà superiore, sublime, oltre i limiti della natura umana. Il neologismo, in cui Dante condensa l’eccezionalità dell’impresa che sta per compiere, connota, del suo significato, tutto il primo canto e lo identifica. Si tratta di un processo continuo, che permette al poeta di ascendere a sempre maggiore perfezione e si manifesta soprattutto nell’acuirsi delle sue capacità visive, poiché sarà il vedere fisico ed intellettuale, il mezzo supremo per la conoscenza del Paradiso.
E ancora nel canto IX rivolgendosi all’anima beata di Folco Da Marsiglia Dante
afferma:
“s’io m’intuassi come tu t’inmii”
Cioè “Se io potessi entrare in te come tu entri nei miei pensieri…” In tali versi che evidenziano la grande creatività linguistica di Dante possiamo trovare una illuminante definizione di empatia. Quest’ultima che deriva dal termine greco “empateia” che significa sentire dentro, implica una connessione emotiva e una
partecipazione attiva ai sentimenti altrui. Questo concetto è ben rappresentato nel verso di Dante in cui i lessemi “intuarsi” e “immiarsi” evidenziano una comunicazione che va oltre il semplice dialogo, connotando una fusione di esperienzee stati d’animo tra l’io e il tu. Tale intuizione dantesca relativa all’empatia, è oggi convalidata dalle recenti scoperte delle neuroscienze e dal rinnovato interesse in
campo psicologico. Il Sommo poeta, dunque, si rivela un visionario e un anticipatore del futuro nella scelta di tali verbi che invitano i fruitori della sua opera a riflettere sulla profondità delle relazioni umane e sull’importanza di un approccio empatico
nella comprensione dell’altro.
Mariza Rusignuolo