Pia Dei Tolomei nelle arti visive del XIX sec.

Una sventurata eroina femminile che conobbe grande fortuna iconografica nel corso dell’Ottocento, è Pia de’ Tolomei, personaggio che spicca all’interno del Purgatorio nonostante i pochi versi che Dante le dedica, due terzine e una chiusa. Dante la include tra i morti per forza e peccatori fino all’ultima ora, che attendono nel secondo balzo dell’Antipurgatorio (Purg., V, 130-136).
Deh , quando tu sarai tornato al mondo ,/ e riposato de la lunga via /Ricorditi di me che son la Pia”  Poche parole di Pia dei Tolomei  appena sussurrate  ma molto intense  connotano  uno dei passi più incantevoli della Commedia perché ci immerge in un’atmosfera di delicatezza e generosità insita nel personaggio che si preoccupa di Dante e della stanchezza del pellegrino prima di fare la sua richiesta di pregare per lei, come già avevano fatto tante altre anime del Purgatorio. Versi di infinita e struggente dolcezza quelli che riguardano il personaggio ma che racchiudono tutta una vita “ Siena mi fe” quindi Siena le diede i natali, “disfecemi  Maremma”,  il corso della sua vita si è concluso in Maremma, “Salsi colui che inanellata pria / disposando m’avea con la sua gemma”,  lo sa colui con cui ero convolata prima a nozze. Pia de’ Tolomei incontra il poeta fiorentino nel V canto del Purgatorio, speculare della più nota Francesca daRimini, protagonista, invece, del V canto dell’Inferno. È anche la prima donna che Dante incontra dopo aver parlato con  Francesca. La profondità del suo sentire e l’onesta del suo essere hanno reso, infatti, nei secoli la sua storia indimenticabile e la sua figura simbolo atemporale di un affetto incompreso e che manca del tutto a coloro che condividono la sua stessa sorte. Ci troviamo nel canto de “I morti per forza” dedicato a coloro che si sono pentiti solo in fin di vita  e Pia è il terzo personaggio che si incontra dopo Iacopo  Del Cassero e Bonconte da Montefeltro. Ciò che emerge dalla lettura dei sei versi a lei dedicati è il binomio  dolcezza – generosità. Dolcezza di donna che ha premura nei confronti di Dante, dolcezza nel porgersi e nel chiedere il ricordo, con gentilezza.  Il Sommo poeta,  che ha una predilezione per i personaggi femminili  di cui ci fornisce una larga campionatura nel poema, tratteggia il personaggio di Pia con pochissime ma efficaci pennellate che hanno stimolato il mondo artistico per l’alone di mistero da cui è avvolto il personaggio. Alcuni critici pensano si tratti di Pia dei Tolomei,  moglie di Nello dei Pannocchieschi signore del Castel di Pietra in Maremma, podestà di Volterra e Lucca che, adirato per un presunto tradimento della moglie, la rinchiuse nel Castel di pietra in  Maremma e la fece uccidere, alti asseriscono che la fece defenestrare  per convolare a nuove nozze con Margherita Aldobrandeschi, partito più appetibile dal punto di vista economico. Lontana dai caratteri vivaci e inquieti di Sapia (Purg., XIII) e di Cunizza da Romano (Par., IX),  Pia de’ Tolomei appare nel poema  fugacemente ma intensamente, come se fosse  un’anticipazione di Piccardi Donati  (Par., III, 121123). Delle anime che esibiscono, nel canto V del Purgatorio, gli istanti finali della loro morte violenta, Pia non ha alcun tratto, nè il lento contemplare la propria morte di Jacopo del Cassero, ( V, 82-84) nè il  venir meno di Bonconte.  Lei sola sembra rappresentare l’economia del perdono che governa il canto: «Noi fummo tutti già per forza morti, / e peccatori infino a l’ultima ora; / quivi lume del ciel ne fece accorti, // sì che, pentendo e perdonando, fora / di vita uscimmo a Dio pacificati » ( V, 52-56). Parla per ultima e il suo atteggiamento è  gentile e cortese, chiede al poeta di ricordarla tra i vivi, ma solo dopo che lui si sarà riposato. A Dante bastano pochi versi (sei) per raccontare una storia ingiusta e cruenta. Una storia sulla violenza di genere che proietta la figura di Pia nel nostro secolo. La vicenda di Pia de’ Tolomei è ricca di aneddoti e sfumature che la storia e la letteratura non hanno ancora oggi del tutto interpretato. Secondo i principali filoni di critica, Pia sarebbe vissuta a cavallo fra il XIII e il XIV secolo.  Sarà l’Ottocento con l’esaltante riscoperta romantica della Commedia, a riportarla in vita attraverso le tele dei suoi pittori . Dante staglia, ancora una volta, in maniera netta, la psicologia femminile come aveva già fatto con il personaggio di Francesca e, in pochissimi versi, è capace di creare una figura aggraziata, mistica, elegiaca e intensamente drammatica. Molti pittori nell’Ottocento si cimentarono nella trasposizione pittorica di questo personaggio. La vicenda, condita di tutti gli elementi romantici, è protagonista di dipinti che eleggono momenti diversi del racconto a protagonisti delle varie opere.

Nel ritratto di Eliseo Sala, ad esempio,  di matrice romantico-verista, l’eroina dantesca si eleva a simbolo della malinconia e della fragilità femminile, trasformandosi in icona degli ideali muliebri dell’Ottocento

Eliseo Sala, Pia de’ Tolomei
Eliseo Sala, Pia de’ Tolomei, 1846. Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo.

Pia de' Tolomei
Pompeo Marino Molmenti, Pia dei Tolomei condotta in Maremma (1853),  olio su tela, Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, Verona –

Il gusto per l’Oriente nella Pia Dei Tolomei condotta in Maremma si fonde nel Molmenti con la sua formazione purista, ovvero un ritorno ai canoni dei primitivi edell’arte del Trecento e del Quattrocento, e il suo sentire romantico. Il paesaggio marino e desolato ricorda infatti il Viandante sul mare di nebbia (1818) diCaspar David Friedrich, mentre la precisione delle forme e lo spirito risorgimentale richiamano Francesco Hayez e Domenico Induno. Sarà un suggestivo viaggio in Oriente, tra la Grecia e la Siria, a illuminare le sue tele, rendendo i colori vivaci e i riflessi più dorati. Nel XIX secolo sono infatti numerosi gli artisti contemporanei al Molmenti che, come lui, sviluppano un grande fascino per l’esotica e lontana Asia. Tra questi, per esempio, possiamo citare i francesi Théodore Géricault e Eugène Delacroix – chiare le loro influenze nel cavallo del Molmenti – ma anche il veneto Ippolito Caffi.

Vincenzo Cabianca – Pia dei Tolomei condotta al Castello di Maremma,1860 ,Palazzo Pitti

Vincenzo Cabianca rappresenta l’arrivo dell’ignara Pia de’ Tolomei a Castel di Pietra, condottavi dal marito. La pittura che impiega è quella che nell’Ottocento gli artisti d’Accademia riservavano al bozzetto: una rapida sintesi di macchie di colore che aveva il fine di concentrare l’attenzione su volumi e rapporti di luce e di tono, più che sull’esattezza del disegno. Questa condotta pittorica divenne linguaggio prediletto nella cerchia dei Macchiaioli che a Firenze studiavano la pittura dei maestri del passato rinnovandola con un’attenzione moderna al dato naturale . Si è ritenuto a lungo che questa tela fosse il bozzetto per un dipinto, oggi in collezione privata, che ha lo stesso soggetto e la stessa impostazione, ma presenta un’esecuzione molto più minuta. La critica recente ha però restituito autonomia a questa prova che appare come un esercizio di stile su un tema letterario, condotto con il linguaggio moderno che Cabianca sperimentava mentre frequentava le animate discussioni del ritrovo macchiaiolo del Caffè Michelangelo. Più che sulla trasposizione della vicenda in chiave narrativa, gli artisti romantici si soffermeranno sul ritratto di Pia, figura femminile pura e innocente, ritratta nella sua prigione di Castel di Pietra, l’espressione malinconica, assorta, rassegnata..

nel 1868 il pittore preraffaelita Dante Gabriel Rossetti ne realizza un ritratto

Dante Gabriele Rossetti, jane Burden, Pia dei Tolomei. Dante Gabriel Rossetti, Pia de’ Tolomei, 1868. Lawrence, Spencer Museum of Art

L’opera venne dipinta all’inizio della relazione di Dante Gabriele Rossetti per Jane Morris Burden per questo quadro . Rossetti scelse il tema  tratto  dal canto del Purgatorio per illustrare l’amore nei confronti della sua modella  . Jane Burden Morris offre il volto al ritratto di Pia de’ Tolomei di Dante Gabriel Rossetti che, in un’ottica ormai presimbolista, la circonda di oggetti eloquenti: i corvi e la meridiana accennano alla morte imminente, il libro e il rosario alla promessa di salvezza eterna, mentre edera e fico sono simboli di fedeltà coniugale, che la indicano ingiusta vittima di una crudele condanna. Accanto a lei si trovano anche le lettere che le furono scritte dal marito . Lo sfondo dell’opera, nel quale appaiono degli uccelli svolazzanti, è immateriale finché lo spettatore non si concentra sulla bellezza del volto di Pia. Come in altre opere dell’artista nelle quali Jane Morris fece da modella, la donna sembra sproporzionatamente grande. Il collo allungato sembra quasi dislocato e il colore bianco della pelle risplende, sviando l’attenzione dello spettatore dagli altri aspetti del dipinto.

Da questa breve disamina iconografica si enuclea il potere seduttivo e  immaginifico  della parola dantesca.  La sua è  una “parola dipinta” per dirla con Giovanni Pozzi, per l’icasticità delle immagini letterarie che traducono le sue parole in arte .

Mariza Rusignuolo

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