“Senzaterra” di Evelina Santangelo
La recensione di Mariza Rusignuolo
Il romanzo “Senzaterra” di Evelina Santangelo è tratto dal soggetto del film la Terramadre del regista Nello La Marca.
E’ un romanzo polifonico, fatto di un intrigo di destini e di miserie sul cui sfondo campeggia una Sicilia assolata, arida, resa algida dallo sfavillio delle serre lattiginose, una Sicilia quasi impenetrabile connotata da un immobilismo e un fatalismo fuori tempo che quasi imprigiona i personaggi rendendoli incapaci di una fuga che possa riscattarli e su cui si leva l’urlo di Alì. Quest’ultimo diviene metafora di un’identità che è difficile da ricostruire da parte di chi ha lasciato alle spalle affetti e tradizioni e non sa più dove andare ma anche metafora di perdita d’identità da parte di chi, pur trovandosi nella sua terra, non si riconosce più nei suoi modelli culturali. La terra madre, pertanto, rivendicata all’inizio da Gaetano, un ragazzo di un paese dell’entroterra siciliano, sconciato dall’abusivismo, diventa l’oggetto di un desiderio che finisce per naufragare nel nulla. I destini di Alì, un nordafricano che, espulso dal suo paese, ha scelto la clandestinità, e quello di Gaetano che ha scelto di restare nella propria terra, deludendo le aspettative del padre che avrebbe voluto portarlo con sé in Germania, finiscono con l’incrociarsi casualmente in un’azienda che produce ortaggi nella zona e che è gestita da un boss, don Michele. Le due vicende umane finiscono col sovrapporsi ed essere l’una specchio dell’altra. Alì è un “senzaterra”, in balia del suo destino d’immigrato, Gaetano, viceversa, crede di avere una terra ma a poco a poco le sue aspettative si infrangono contro la dura realtà. Sulla disperazione dei personaggi l’autrice modula sapientemente la lingua con inserti dialettali dal ritmo cadenzato che, a volte, assumono un sapore aspro e violento. Si tratta, a ben guardare di un impasto linguistico costruito con equilibrio e soffuso di musicalità e lirismo che fa capolino, animandola, in questa atmosfera segnatamente amara del romanzo. Nel testo sono tutte presenti le tematiche del romanzo moderno, l’elemento memoriale con marcati sbalzi temporali, la solitudine dell’uomo, il problema dell’emigrazione e dell’immigrazione clandestina, l’incertezza del presente e del futuro, il disagio giovanile, il rapporto conflittuale generazionale, la mafia. L’impianto narrativo, inoltre, si connota per lo scarto tra fabula ed intreccio e per descrizioni e atmosfere immersive ed attuali che coinvolgono emotivamente il lettore.