Giuseppe Savagnone e lo stupore dell’essere
Il pensiero alternativo di Tommaso D’Aquino di Giuseppe Savagnone
Intellettuale, saggista e docente, noto per il suo impegno nel campo dell’etica, della filosofia e della
cultura cattolica. Una figura di rilievo nel panorama culturale e formativo siciliano.
Del pensiero di San Tommaso D’Aquino non è già stato detto tutto?
Può ancora interessarci oggi?
E allora:
Da pag 16: “Perché leggerlo?… Perché scriverlo?”
“La risposta, in realtà, non può essere contenuta che nel libro stesso. Se un’opera non sa difendersi
da sé, non merita che qualcuno, sia pure l’autore, lo faccia al posto suo.”
È con questa dichiarazione, tanto netta quanto disarmante, che Giuseppe Savagnone apre il suo
nuovo libro Lo stupore dell’essere. Il pensiero alternativo di Tommaso d’Aquino.
Un esordio che invita a un approccio sincero e libero, quasi a voler mettere il lettore e il testo sullo
stesso piano di dignità: non serve difenderlo, basta leggerlo.
Chi teme di “impelagarsi” nella complessità di un testo filosofico scoprirà, sin dalle prime pagine, che
Savagnone possiede il raro talento di rendere chiaro ciò che è profondo, senza mai banalizzare. Il suo
stile è limpido, sobrio, e come la filosofia stessa illumina senza abbagliare.
L’autore scrive: “Le parole, se veicolano pensieri, non sono una vana chiacchiera, ma una sfida
all’incombere del nulla.
”In una sola frase rivela il significato più intrinseco della filosofia.
In un’epoca dominata da testi rapidi e superficiali, letti distrattamente su uno schermo, Savagnone ci
ricorda la necessità dell’ascolto, del pensiero lento, della riflessione, di quel dialogo interiore che
costruisce l’essere umano.
Da pag. 28: “Uno degli scopi di questo libro […] non è proporre il pensiero dell’Aquinate come un
insuperabile punto d’arrivo, ma come un fecondo punto di partenza per operare oggi, nello stesso
spirito di ricerca, quello spregiudicato sforzo di ascolto, di discernimento e di sintesi che Tommaso
ha fatto nel suo tempo.”
È una lezione attuale, soprattutto in una società che ha moltiplicato gli strumenti per conoscere
senza ampliare le proprie capacità critiche.
Da pag 30: “A questa complessiva crescita degli strumenti non corrisponde, a dire il vero, un
adeguato sviluppo delle capacità critiche della maggioranza delle persone.”
Si può dire che, nonostante l’accesso globale all’istruzione, rimane la stessa differenza di un tempo?
Savagnone sembra suggerire di sì: la frattura tra “colti” e “incolti” non è stata colmata, si è solo
spostata di forma.
Oggi il sapere è accessibile, ma non è interiorizzato. L’istruzione si è fatta orizzontale, mentre il
pensiero critico — che richiede fatica, concentrazione e profondità — resta appannaggio di pochi.
La “letteratura” dei social media, rapida e frammentata, non forma: informa soltanto, e in questo
processo l’essere umano rischia di perdere se stesso, di smarrire quello “stupore” che dà senso al
conoscere.
Per saperne di più, poniamo qualche domanda all’autore
Abbiamo appena sfiorato il contenuto del suo libro, cos’altro può scoprire il lettore del pensiero di
Tommaso d’Aquino?
Un punto centrale è la scoperta della realtà nell’esperienza della meraviglia. Oggi noi guardiamo alle
persone, alla natura, alle cose, non in se stessi, ma solo come ad oggetti da usare o da consumare.
Tommaso può indicarci un approccio molto diverso, in cui, al di là dell’abitudine e della fretta a cui ci
costringono i ritmi frenetici della nostra società, possiamo aprire gli occhi sulla verità, la bontà, la
bellezza che ogni essere, anche il più comune, contiene, e che da sempre stavano davanti a noi, senza
che ce ne accorgessimo. È lo stupore di cui parla li titolo del libro.
Nel testo, lei sostiene che fede e razionalità, possono dialogare. Può dirci in che maniera?
Già la fede non è veramente tale, come notava Giovanni Paolo II nella «Fides et ratio», se non è
consapevole, se non ci si rende conto, cioè, del significato di ciò che crediamo e lo riduciamo a
formule vuote. Ma questo esige l’apporto della ragione, che si sforza di capire sia il contenuto delle
formule di fede, sia le sue implicazioni per la nostra vita. Da qui nasce, poi, a livello scientifico, la
teologia. Ma c’è una riflessione più elementare a cui ogni credente è tenuto, se non vuole ridurre il suo
cristianesimo a una etichetta sociologica e a una pratica abitudinaria. A sua volta, la ragione non solo
non esclude la fede, ma è veramente se stessa solo quando comprende di non potere da sola esaurire
il mistero della realtà, che per tanti versi la sovrasta. Da qui l’apertura all’esperienza della fede, che non
dunque irrazionale, ma sovra-razionale.
Il pensiero del D’Aquinese è quindi valido ancora oggi?
Esso può essere il punto di partenza per una visione radicalmente alternativa alle ideologie in
circolazione, soprattutto a quella oggi dominante, che è propria del nostro sistema neocapitalistico e
che riduce la persona ad un individuo incapace di vere relazioni umane e proteso esclusivamente al
successo, al profitto, al potere sugli altri e sulle cose. Anche sulla visione etica il pensiero di Tommaso
può indicare una via nuova, fra una vecchia morale del dovere, a cui più nessuno è disposto ad
obbedire, e la fine di ogni regola e di ogni limite. La sua idea è che la morale è solo la nostra risposta al
fascino del bene e che essa ci spinge a rispettare le regole non per un comando, ma semplicemente
perché desideriamo quel bene per essere felici.
Qual è l’immagine del filosofo di oggi?
Purtroppo spesso oggi gli intellettuali sono preda del conformismo e del narcisismo. Tommaso
impersona un modello molto diverso, in cui il filosofo è al servizio della verità e di tutti gli esseri umani
a cui è chiamato a testimoniarla e comunicarla.
Conclusione: Leggere questo libro esorta a riscoprire il pensiero per riapprezzare la meraviglia degli
uomini: esseri in essere.
Adelaide J. Pellitteri