“Scienziate nel tempo. L’avventuroso viaggio delle donne nella scienza”
Intervista a Sara Sesti
Lei ha pubblicato insieme con Liliana Moro il volume “Scienziate nel tempo”, restituendo alla memoria più di 100 biografie di ricercatrici rimaste nell’ombra. Sicuramente un lavoro capillare di ricerca e di consultazione di fonti scientifiche. Ce ne vuole parlare?
La ricerca è iniziata nel 1997 presso il PRISTEM dell’Università Bocconi ed è stata la prima di questo genere in Italia. Il gruppo di lavoro era composto da insegnanti e ricercatrici delle cosiddette “scienze dure”: matematica, fisica, chimica, astronomia ed economia, discipline che oggi definiamo STEM e nelle quali le donne sono tuttora sottorappresentate. Il primo esito dello studio è stato una mostra fotografica, “Scienziate d’Occidente. Due secoli di storia”, nata dal desiderio di dare visibilità alle scienziate, mostrarne i volti, strapparle all’anonimato. Successivamente la ricerca è proseguita, insieme a Liliana Moro, all’Università delle Donne di Milano e ha dato vita al saggio “Scienziate nel tempo”, che dal 2018 aggiorno da sola. Oggi il volume raccoglie più di cento biografie, dall’Antichità all’Intelligenza Artificiale (Ledizioni, 2026).
Nella realizzazione del testo ha incontrato difficoltà di vario genere ?
All’epoca Internet era ancora agli albori e reperire i materiali non era semplice. Per quanto riguardava le scienziate premiate con il Nobel, dovevamo scrivere direttamente all’Accademia di Stoccolma per ottenere immagini e informazioni. Per le altre, esistevano pochissime pubblicazioni, quasi esclusivamente in ambito anglosassone, e questo ci ha spinte a viaggiare, dalle prime librerie delle donne di Parigi a quelle di Londra. Ripensandoci oggi, è stato particolarmente illuminato l’atteggiamento dei vertici dell’Università Bocconi, che hanno sostenuto il nostro lavoro pionieristico fin dall’inizio.
Dal volume emergono storie di donne il cui lavoro scientifico non è stato valorizzato per discriminazione di genere, altre a cui non è stato conferito, ingiustamente, il premio Nobel e che hanno dovuto lottare per farsi posto in un mondo in cui la scienza era prerogativa di soli uomini. E’ stato il bisogno di riscattarle a spingerla a scrivere le loro biografie?
Occuparmi della presenza delle donne nella scienza è stato innanzitutto una necessità personale. Come insegnante di matematica, ho sempre sofferto nel constatare l’assenza quasi totale delle scienziate dai libri di testo e il fatto che, nell’immaginario collettivo, la scienza continui ad avere un volto maschile, nonostante i contributi fondamentali delle donne dall’antichità a oggi. Questa rimozione produce una conseguenza evidente: molte ragazze si sentono estranee al linguaggio scientifico, lo temono e si allontanano dalle discipline STEM. Volevo renderle consapevoli dei pregiudizi che hanno condizionato – e condizionano tuttora – la presenza femminile nella scienza. Allo stesso tempo, desideravo riscattare le nostre antenate: donne che hanno superato ostacoli enormi, che sono state private delle proprie scoperte o che hanno osservato il mondo con uno sguardo diverso, più ricco e completo perché vicino all’esperienza femminile.
Quale il messaggio che attraverso il volume intende comunicare alle nuove generazioni ?
Il messaggio è chiaro: la scienza non è un mondo maschile, anche se storicamente lo è diventato. A partire da Aristotele, la cultura patriarcale ha considerato le donne inadatte al pensiero astratto e alla matematica, perché ritenute più “legate alla natura” dalla maternità. Questi pregiudizi si sono tramandati nei secoli e hanno plasmato profondamente la nostra cultura, relegando le donne alla funzioni di cura. Oggi il messaggio per le giovani è di non lasciarsi condizionare da tali stereotipi, né dalle aspettative familiari né dai modelli proposti dai media, ma di imparare a riconoscere i propri interessi autentici e perseguirli con libertà.
Il volume ha avuto un grande riscontro di pubblico per la novità della tematica ottenendo anche dei grandi riconoscimenti. Quali in particolare?
Il libro ha ispirato numerosi progetti: la mostra di Lorenza Accusani “Nobel negati alle donne di scienza” (2008); il libro per adolescenti di Rita Levi-Montalcini “Le tue antenate” (Gallucci, Roma, 2008); “Goose!”, il gioco dell’oca contro gli stereotipi di genere (2023); oltre a calendari tematici, spettacoli teatrali, video, mostre e performance realizzati da insegnanti, studenti e studentesse di istituti scolastici di ogni ordine e grado. La soddisfazione più grande è aver gettato un sassolino nell’acqua e vedere che i cerchi continuano ad allargarsi, raggiungendo sponde sempre più lontane.
Secondo il suo punto di vista sono stati fatti oggi dei progressi nella valorizzazione delle donne in campo scientifico?
Sicuramente la condizione delle donne nella scienza sta migliorando, almeno nel mondo occidentale. Tuttavia, a livello globale c’è ancora moltissimo da fare. Una recente ricerca internazionale ha stimato che serviranno circa 258 anni per raggiungere una reale parità di genere in ambito scientifico su scala mondiale. È un dato impressionante, che mostra quanto le giovani continuino a incontrare ostacoli e quanto sia necessario intervenire su più fronti – famiglia, modelli culturali, mondo del lavoro – per produrre un cambiamento reale.
Lei ha sentito recentemente il bisogno di arricchire ulteriormente il testo con una nuova sezione. A quali donne, che hanno profuso il loro impegno nell’ambito scientifico, è riservata questa nuova parte del testo?
Mi sono occupata delle protagoniste delle nuove tecnologie e dell’Intelligenza Artificiale. Lo sviluppo dell’IA generativa, esploso nel novembre 2022 con l’arrivo di ChatGpt, sta trasformando profondamente ogni ambito della nostra vita: dalla creatività alla produttività, dall’educazione alla comunicazione. Capace di generare testi, immagini e musica, l’IA ridisegna il nostro modo di lavorare, apprendere e interagire, aprendo opportunità inedite ma anche nuove e complesse sfide etiche e culturali. Ho trovato interessante studiare i contenuti e le modalità di ricerca delle pioniere dell’IA, scoprendo che sono maggiormente attente agli aspetti etici della tecnologia.
In quale luogo, associazione o Università sarà presentato il testo su “Scienziate nel tempo” nella sua nuova veste ?
Lo presenterò all’Università delle Donne di Milano, all’interno di un ciclo di incontri intitolato “Intelligenza Artificiale con consapevolezza”, condotto da esperte del settore. Ci confronteremo sulla rapidità dello sviluppo tecnologico perchè spesso non è accompagnata da un’adeguata riflessione sulle finalità e sulle direzioni della ricerca. Ritengo che la capacità delle donne di interrogarsi sul senso del proprio lavoro e di curarne la comunicazione diventi oggi ancora più cruciale: una vera assunzione di responsabilità nella costruzione del nostro futuro, che rappresenta un valore aggiunto per la ricerca.
Come celebrerà l’11 febbraio 2026 la giornata internazionale delle Donne e delle ragazze nella scienza ?
La celebrerò al Pacta Salone dei Teatri di Milano dove sarò la madrina di “Intelligenze ribelli: il teatro delle scienziate” uno spettacolo in cui giovani ricercatori e giovani ricercatrici si avvicendano in scena in una carrellata di racconti di grandi donne di scienza – Vera Rubin, Maria Gaetana Agnesi, Karen Uhlenbeck, Katherine Johnson, Marilyn vos Savant, Katsuko Saruhashi, Lynn Margulis, Elseline Hoekzema – e di esperienze al femminile nel mondo scientifico.
Nel ringraziarla per avere accettato il mio invito vorrei chiederle quali sono i suoi progetti futuri . Un’altra fatica scientifica ?
Desidero continuare a seguire l’evoluzione della presenza femminile nella scienza, documentarla in “Scienziate nel tempo” e divulgarla soprattutto tra i giovani. Vorrei farlo non in modo solitario, ma attraverso il confronto con altre donne. In un’epoca in cui siamo fortemente condizionate dall’IA e da un pensiero che rischia di non essere rielaborato collettivamente, è fondamentale tornare alle origini della ricerca nata all’ Università Bocconi: un lavoro nato dal dialogo, dalla condivisione e dalla collaborazione di tante donne.
Curriculum Sara Sesti
Docente di matematica e studiosa di storia della scienza, è ambasciatrice dell’ Associazione “Donne e Scienza”. Ha curato per il Centro di Ricerca PRISTEM dell’Università Bocconi, la mostra “Scienziate d’Occidente. Due secoli di storia”, il primo studio italiano sulle biografie di scienziate (1997). Collabora con diverse riviste di divulgazione scientifica. Ha pubblicato il libro “Scienziate nel tempo. Più di 100 biografie dall’ Antichità all’ Intelligenza Artificiale”(Ledizioni, 2026). Cura la pagina Facebook “Scienziate nel tempo” che ha ricevuto il premio “Immagini amiche” istituito dall’UDI con il patrocinio del Parlamento Europeo, per “premiare la comunicazione, che costruisce un’immagine positiva, senza stereotipi di genere e senza immagini sessiste”. E’ coautrice e interprete dello spettacolo teatrale “Scienziate visionarie. Il mondo che vogliamo”, prodotto da Pacta dei Teatri 2023.
Mariza Rusignuolo