Lo stile secco e allusivo di Laura Di Falco

Nata a Canicattini Bagni in provincia di Siracusa, la scrittrice Laura Di Falco si è laureata in filosofia a Pisa ed è sempre vissuta a Roma dove si è sposata insegnando un’intensa attività culturale. Pittrice di delicati momenti figurativi ha presentato diverse mostre delle sue opere con l’avallo critico di eminenti personalità del mondo artistico e letterario nazionale. Ben collocata e coerente tutta la sua attività di scrittrice iniziata abbastanza precocemente con racconti pubblicati su Momento e su Mondo di Pannunzio, di cui rimase collaboratrice per tutta la durata della celebre rivista. Il suo primo romanzo è stato Paura del giorno, pubblicato a Milano nel 1954, cui sono seguiti: Una donna disponibile (1959), Tre carte da gioco (1962), Le tre mogli (1967), Miracolo d’estate (1971), L’inferriata (1976), Piazza delle quattro vie (1982) e La spiaggia di sabbia nera (1991). Il posto che Laura Di Falco occupa nel panorama letterario del secondo Novecento è di importanza non secondaria. Uno studio delle opere di questa scrittrice ci offre in termini molto autentici l’evoluzione naturale delle cifre narrative dopo Verga. L’universo dei suoi romanzi è densamente popolato da donne. È una città di donne, costruita da una donna. Il suo romanzo, Una donna disponibile (1959), tout court, reca un titolo che sarebbe troppo facile dire emblematico perché rispecchia subito la ‘fabula’ e consiste nella relazione tra Elena, distinta signora quarantenne e il suo giovane Ennio. È la donna che assume e conduce l’iniziativa e tiene il ruolo di agente per tutta la durata del romanzo. Nella psiche di questa donna agisce una ragione oscura ed insondabile che ne determina il comportamento. Qualcosa di remoto è celato nella storia remota della famiglia (la notte delle nozze il suocero al posto del marito per assicurare una discendenza). Questa «cosa nel sangue» è per il giovane Ennio motivo di repulsione verso la dolce zia, mentre è motivo di attrazione per Elena. La motivazione subconscia, però, non è l’unica. La seconda è offerta dalla stanchezza con cui Elena soffre il vissuto quotidiano del «gran senso di vuoto» di cui si sente pervadere. La soluzione della tormentata storia arriva nell’epilogo del romanzo, quando Elena lascia Ennio alle sue perplessità; lascia il marito e la casa; sceglie la solitudine responsabile Anche prima era sola, ma involontariamente, ora vuole essere sola per essere padrona di sé. La condizione femminile, dunque, è irrimediabilmente connessa alla solitudine?

Ancora una donna giovane è protagonista del suo romanzo Miracolo d’estate. Intellettuale e moglie ancor giovane Giovanna soffre per non aver avuto un figlio, una figlia. Un giorno d’estate accade il miracolo annunciato nel titolo: una vecchia bambola che lei sta per riporre in un cassettone si anima e comincia a vivere; diviene una bambina meravigliosamente bella e splendente che, percorrendo il cammino di anni impara a muoversi e parlare. Il fatto straordinario sconvolge la vita di Giovanna mentre tutta la gente della cittadina balneare è travolta dal fascino della bambola-bambina, Angelica. Giovanna, di contro, resta sempre più sola testimone di un miracolo che nessuno è disposto ad accettare e che la rende sospetta di follia. La spiegazione del miracolo esiste e viene data in termini fantascientifici. Si tratta di esperimenti di telepatia, compiuti da individui misteriosi che vogliono provare che il pensiero concentrandoli fascio delle sue energie, può trasfondere la vita in oggetti trasfondere la vita in oggetti inanimati. Se la metafora della bambola rivela l’istinto femminile alla maternità, la ‘fabula’ del romanzo nasce in una intersezione tra sfera onirica e operazione memoriale. Se Miracolo d’estate era, in una prospettiva fantascientifica un’operazione di vita, L’inferriata tende alla prospettiva storica e realizza un’operazione elegiaca, che è elegia della vecchia cittadella di Ortigia, il nucleo della Siracusa di un tempo, ora disertato dagli abitanti, corroso dal tempo e dall’incuria. Nell’attenzione della scrittrice emerge una figura che è personaggio. È Diletta, giovane innamorata di uno studente universitario proveniente da una condizione sociale inferiore. Il sofferto monologo di Diletta, destinata a restare sola in un mondo di libertà costituisce il filo conduttore del romanzo. La coerenza psicologica del personaggio viene sorretta da una serie di flash-back che illuminano non momenti di un passato personale ma eventi di un passato storico siracusano, come le vicende di Nike, sedotta e oppressa da Verre.

Il romanzo impose ai genitori di andare via per sempre dallo scoglio, o rimanere ad affrontare tutti gli ostacoli. Affiorano sempre più nella produzione di Laura Di Falco le spinte autobiografiche, evidenti nel libro Piazza delle quattro vie (1982), storia di una donna che, come l’autrice, si reca a Pisa per studiare filosofia e sposa un funzionario di banca amico di un dirigente antifascista (Ugo La Malfa) e collabora con lui nei Ministeri dei Trasporti prima, dell’Economia poi, proprio come Felice Di Falco, marito di Laura.

L’identità dell’autrice-personaggio è scemata dalla funzione normale dilatata dall’invenzione romanzesca. Agar, inoltre, è il personaggio che nel romanzo, realizza compiutamente la ‘disponibilità’ della protagonista del primo romanzo. Anche nella Spiaggia di sabbia nera che per gran parte si svolge a Roma, il mondo siciliano è ben partecipe non fosse altro perché i protagonisti della natìa Sicilia si sono trasferiti a vivere a Roma portandosi dietro con una vecchia domestica, Filomena, non tanto la nostalgia del loro paese d’origine con la sua larga spiaggia di sabbia nera quanto la mentalità isolana. Tutti i personaggi ruotano intorno alla protagonista Daniela. Il romanzo tende ad essere corale e tutti i personaggi sono filtrati attraverso il suo punto di vista pur nell’impatto apparentemente distaccato. L’autrice si avvale di una prosa ampia, spedita, gradevole e coinvolgente. Ciascuno di questi romanzi è un tassello di quell’affresco della famiglia siciliana problematica della condizione femminile alla quale Laura Di Falco farà sempre riferimento a cui l’autrice ha dedicato le sue doti di scrittrice e di moralista. Le proposte narrative di Laura Di Falco si muovono, tout court, nel solco di mezzo tra Verga e Pirandello. Con uno stile secco e allusivo, la scrittrice bada al sodo delle cose e dei sentimenti fondendo nella sua scrittura il naturalismo e l’impressionismo ed è quest’ultimo che la rende moderna ed attuale.

Mariza Rusignuolo

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