La Torre dell’orologio
simbolo identitario della città di Canicattì
La torre dell’orologio di Canicattì è collocata dove sorgeva una volta l’antica torre campanaria della Chiesa Madre, ubicata in prossimità del luogo dove era posto il Castello Bonanno di cui oggi restano solo pochi ruderi delle mura perimetrali. La torre era quindi un monumento antichissimo, costruito verosimilmente intorno al Cinquecento dove, secondo un’antica leggenda, fu imprigionato, ai tempi del re Martino D’Aragona, un barone ostile alla corona. Restaurata nel 1766, venne poi rasa al suolo, in quanto pericolante, nel 1929, anno in cui si avviarono progetti per la sua nuova costruzione.
Fu il podestà Antonio Curcio ad affidare a tre professionisti l’incarico di redigere un progetto per la costruzione della nuova torre dal titolo “Città di Canicattì- Orologio pubblico-Costruzione in cemento armato”. Fu scelto il progetto presentato dall’ ingegnere Luigi Portalone, che, nelle vesti di direttore dei lavori, ultimò la costruzione nel 1932. Nell’attuale nuova costruzione che si connota per la splendida realizzazione architettonica che si staglia con la sua imponenza raffinata verso il cielo, vi sono nella parte finale due antichissime campane risalenti al Seicento appartenenti alla vecchia torre plurisecolare. Queste furono donate l’una, la campana maggiore, dal barone Giacomo II Bonanno nel1668 e la minore dal figlio Filippo IIIBonanno, barone di Canicattì e Principe di Roccafiorita, nel 1687. Nella campana maggiore Giacomo II fece incidere una significativa frase in latino:
“Ut mensura temporis honorum annorum sit in auspicium”
(che la misurazione del tempo sia augurio di buoni anni)
e, per molti anni, la Torre Civica, dotata di una moderno meccanismo dell’orologio, era considerata un punto di riferimento per la misurazione dello scorrere incessante del tempo. La Torre dell’Orologio, infatti, era programmata per il suono di tre sirene al giorno, di cui una alle sette del mattino (orario di inizio lavoro), le altre due rispettivamente alle dodici ed alle diciassette (orario di fine lavoro), con l’alternarsi dei vari rintocchi delle due campane. In particolare i rintocchi della campana maggiore suonavano ogni ora, mentre quelli della campana minore ogni quindici minuti. In passato le campane venivano suonate anche in occasione di pubbliche riunioni ed incontri e, in cima alla torre, sono state sventolate molte bandiere dal tricolore risorgimentale ai vessilli elettorali. Nel gennaio del 2018 l’amministrazione comunale si è posta l’obiettivo di valorizzare questo antico simbolo della città con un adeguata opera di restauro, dando vita anche al sogno della popolazione di sentire i tocchi delle campane nelle ore designate. Sono stati pertanto avviati dei lavori di ristrutturazione ed un accurato restauro che ha portato al ripristino dell’antico monumento ma non delle campane che hanno smesso di suonare mentre l’orologio non ha più scandito i momenti più importanti della giornata. Ciò ha deluso le aspettative della popolazione che vorrebbe ancora sentire il suono augurale ed allegro delle antiche campane donate dai Bonanno, come, nei suoi versi in siciliano dal titolo “sona lu campanuni” racconta, con parole vibranti e icastiche Peppi Paci (Canicattì, 1890- Padova. 19679), poeta cantore della “secolare Accademia del Parnaso canicattinese”. La lirica, di pregnante interesse dal punto di vista storico, sociale ed antropologico focalizza, con ritmo cadenzato e con note intrise di nostalgia, ironia, umorismo, le vicende della torre, dalla demolizione di quella antica, alla sua ricostruzione.
Mariza Rusignuolo