“La pupa di zucchero” di Silvana Grasso

Recensione di Mariza Rusignuolo

La pupa di zucchero trasmette al lettore tutto l’amore per la Sicilia: “terra di passioni”. E’ una Sicilia, oserei dire, “tradizionale”, quella che salta fuori dalle pagine del romanzo, una grande terra generosa, ricca ma anche profondamente immutabile nei suoi difetti, nella sua eterna capacità di accettazione del bene e del male, nel suo rimanere immutabile sotto il sole di ogni nuovo giorno. La scrittrice scava nelle vite ingloriose dei protagonisti cercando di scoprire il vero carattere di ognuno. Ogni personaggio si culla dentro (contagiando gli altri) la propria morbosità che, in un modo o nell’altro, esce allo scoperto con la morte o la distruzione. Il romanzo si apre con una scena di morte: i due gemelli Corallo, proprietari di una prestigiosa tonnara sull’Isola delle Correnti, si suicidano, gettandosi in mare da uno scoglio perché i tonni ormai da trent’anni non finiscono più nella loro tonnara, decretando il fallimento economico dell’antica famiglia. La stessa tonnara che portò al suicidio i gemelli Corallo, diviene ora oggetto di desiderio di un nuovo personaggio: il Cavalier Luchino Branciforti che, alla notizia della morte dei due, gioisce al pensiero di poter finalmente diventare il proprietario di quella tonnara, tanto desiderata. Ma a Branciforti manca l’erede: la bellissima nipote, Teresilla, candidata ideale per raccogliere l’eredità, dopo una vita difficile, perché era rimasta incinta dello zio, muore sola e schizofrenica. Il figlio del cavaliere, Filippo, non è che un cinico indifferente e morirà poco dopo in un incidente stradale. Il nipote-figlio del cavaliere, Bruno, morirà di cancro. Il nipote Pietro, rappresentante di un nuovo mondo, alla crudeltà della mattanza, preferisce l’amore per i libri, la filosofia, la poesia, ma alla morte del nonno prende in mano le redini della tonnara, unico vero amore del cavaliere, portandola alla rovina.

Persone e personaggi uniti da diversi ideali, ma raccolti sotto gli stessi segni, una pupa di zucchero come quelle che si regalano il giorno dei morti: “Un gigante d ferro agli occhi di tutti, ma in realtà solo una pupa di zucchero che può sciogliersi con una goccia di saliva”

Dopo i racconti d’esordio, Silvana Grasso, con una prosa passionale che è il sismografo del suo sentire e con inserti dialettali che rendono icastica la narrazione, ha scritto il suo romanzo più riuscito! Affascinante l’uso personalissimo della lingua, ma soprattutto eccezionale la sua abilità narrativa che fissa accanto al racconto le antiche passioni calde e forti della gente del sud.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *