Intervista a Rosa Di Stefano per il Premio Rosa

presso il teatro Biondo di Palermo

Rosa, per la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne il 25 novembre, va in scena, al teatro Biondo un tributo intenso a Rosa Balistreri Mille rose per la libertà a cui lei è invitata. Quali le sue sensazioni nel partecipare a tale evento?

Entrare questa sera in teatro, con il nome di Rosa Balistreri che risuona come una nota antica e sempre viva, è un privilegio. Rosa non è stata solo una voce. È stata una ferita che canta, una verità che non si lascia addomesticare, una donna che ha trasformato il dolore in una forma di resistenza e di bellezza. Rosa Balistreri non interpretava le canzoni: le abbracciava, le mordeva, le restituiva al mondo come fossero brandelli di vita vera. Dentro la sua voce c’era tutto: la fame, la rabbia, la Sicilia nuda e sincera, le donne che non avevano voce, i bambini che crescevano troppo in fretta, e quella fragile ostinazione che ci tiene in piedi anche quando il mondo sembra non guardare. E stasera siamo qui proprio per questo: per ricordare una donna che ha cantato i più fragili, e per sostenere chi fragile lo è davvero — i bambini che porteremo nel cuore di questa serata e ai quali andrà il ricavato. Perché la cultura non deve essere solo celebrazione. Deve essere gesto. Atto concreto. Una mano tesa. E allora permettetemi una riflessione. Rosa Balistreri ha vissuto un’infanzia di privazioni, di solitudini ingiuste. Eppure, con una forza quasi misteriosa, ha trasformato il suo passato in luce.

Se potesse inviare un messaggio a Rosa Balistreri cosa le direbbe?

Se Rosa potesse vedere questa serata, credo che sorriderebbe di quel sorriso un po’ storto, un po’ diffidente, ma pieno di gratitudine. Perché ciò che facciamo oggi — ogni donazione, ogni pensiero rivolto ai bambini, ogni scelta di esserci — è il modo più autentico di restituire al mondo quello che lei ci ha dato: la possibilità di non restare indifferenti. Questa non è solo una serata di musica. È un ponte tra memoria e futuro. Tra le ferite del passato e la possibilità di proteggere chi cresce oggi.

E quale il messaggio vorrebbe comunicare ai bambini fragili a cui sarà devoluto il ricavato di questa serata?

Ai bambini che riceveranno il frutto della nostra generosità voglio dire una cosa semplice: voi meritate tutto. Meritate ascolto, cura, opportunità. Meritate adulti che vi guardino davvero. E se stasera siamo qui, è anche per imparare ad essere quegli adulti. A chi ha organizzato, a chi si è speso, a chi ha messo cuore e tempo in questo evento, va il mio grazie più sincero. Perché non c’è nulla di più nobile della cultura che si fa responsabilità, della musica che si fa protezione, dell’arte che si fa promessa. E allora, godiamoci la serata. Lasciamo che la voce di Rosa — quella voce che arriva come un pugno e poi diventa carezza — attraversi questo teatro. E mentre ascoltiamo, ricordiamoci che il bene, quello vero, non fa rumore… ma cambia le vite. Grazie per ciò che donerete.

Grazie perché, insieme, stasera stiamo facendo qualcosa che vale. A chi ha organizzato, a chi si è speso, a chi ha messo cuore e tempo in questo evento, va il mio grazie più sincero.

Perché non c’è nulla di più nobile della cultura che si fa responsabilità, della musica che si fa protezione, dell’arte che si fa promessa.

 La Giornata Internazionale contro la violenza di genere e l’intenso spettacolo ispirato all’iconica figura di Rosa Balistreri, messo in scena dall’attrice Lucia Sardo e dalla Women Orchestra diretta da Alessandra Pipitone, per la regia di Maria Arena, è stato occasione per omaggiare tutte le donne che si impegnano, con coraggio e talvolta attraverso varie forme d’arte, per creare un futuro migliore per tutte e tutti.

Quale la sua reazione nell’apprendere che le sarebbe stato conferito il Premio Rosa?

Quando mi hanno comunicato questo premio, ho fatto una cosa che facciamo noi donne quando la vita ci sorprende: ho respirato. Profondo. Lento.
Perché certe notizie hanno il peso delle cose serie. E oggi, qui, il tema è serio. Serissimo. Oggi non si premia una persona. Si premia una storia. Una storia che non è solo mia. È la storia di tutte noi: di quelle che ci hanno partorito, cresciute, ispirate, appoggiate, difese, amate… e a volte sopravvissute. Sì, sopravvissute.
Parola che ancora ci riguarda troppo.
Ringrazio l’Associazione Spettacoli Cultura APS e soprattutto il nome che hanno scelto per questo premio: Rosa Balistreri.

Una che non ha mai chiesto il permesso.
Una che ha detto le cose come stavano, anche quando bruciavano la lingua.
Una che – se la ascolti bene – ti insegna che la libertà non è un concetto: è una lotta quotidiana.

Mariza Rusignuolo

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