Intervista a Rosa Di Stefano – Le diverse abilità nel mondo della ristorazione

Presidente Di Stefano che sensazione le procura essere presente oggi a questa manifestazione che ha per oggetto Le diverse abilità nel mondo della ristorazione?

Essere qui oggi, come Presidente di Federalberghi Palermo, non è una passerella. Non è una presenza di rito. È una scelta. È un atto politico. È un atto culturale. E, prima di tutto, è un atto profondamente umano. Perché quando parliamo di diverse abilità nel mondo della ristorazione non stiamo parlando di ‘buone azioni’. Stiamo decidendo da che parte stare. Dalla parte del talento, non del pregiudizio. Dalla parte delle persone, non delle etichette. Dalla parte della dignità, non della pietà. Oggi, qui al Grand Hotel Piazza Borsa, succede una cosa molto semplice e molto rivoluzionaria: stiamo riconoscendo una verità che chi lavora nell’ospitalità conosce bene. La ristorazione, l’hotellerie, il servizio in sala o al bar non sono solo tecniche o mansioni. Sono mondi dove il cuore conta più del curriculum. Dove un sorriso sincero può cambiare la giornata di un ospite più di qualsiasi procedura perfetta. Dove la precisione, l’attenzione, la cura del dettaglio sono doti rare, preziose — e spesso naturalmente presenti proprio in quei ragazzi e quelle ragazze che per troppo tempo qualcuno ha definito ‘non idonei’. E allora diciamolo chiaramente, senza giri di parole: non sono loro a dover dimostrare qualcosa alla società. È la società che deve dimostrare di essere all’altezza del loro valore.

L’assunzione di lavoratori disabili nel team di alberghi e ristoratori è dunque un valore aggiunto?

Certamente, noi, come Federalberghi, questo lo vediamo ogni giorno nei nostri alberghi.Lo si vede nei ragazzi con syndrome di Down impeccabili al breakfast, che ricordano gusti, abitudini, piccole manie degli ospiti meglio di qualsiasi software. Lo vediamo nei giovani con autismo che in cucina, in sala, nel food & beverage mostrano una capacità di concentrazione e una precisione che diventano un punto di forza per tutto il team. Lo vediamo in chi ha una disabilità motoria e trasforma la propria sensibilità, la propria capacità di ascolto, nella competenza relazionale più potente che esista.

La verità è che la presenza di lavoratori diversamente abili nei team a contatto con il pubblico non è soltanto una scelta inclusiva. È, a tutti gli effetti, un vantaggio competitivo. Perché cambia il clima del luogo di lavoro. Perché allena tutti — colleghi, capi, clienti — a un diverso livello di attenzione, di rispetto, di empatia. Perché gli ospiti lo sentono. Non serve spiegarglielo in una brochure: lo percepiscono, lo vedono, lo apprezzano. Questa è l’immagine di un settore che non si limita a parlare di accoglienza. La pratica. La rende concreta.

Le aziende turistiche traggono giovamento dai progetti finalizzati all’inclusione lavorativa ed hanno la capacità di integrare i giovani, utilizzando al meglio le loro capacità ‘diverse’ dopo un percorso di formazione?

Il turismo è il settore dell’incontro.E un incontro vero non esclude. Non seleziona per comodo.Non lascia fuori chi ‘complica le cose’.

Oggi, grazie ad AMIRA, alle scuole, ai formatori, alle famiglie, a chi ha creduto nel talento prima del limite, questo concorso manda un messaggio forte, che va oltre Palermo e oltre la Sicilia: la ristorazione è casa.

E in una casa vera, se manca qualcuno, quella casa è meno casa.

Il mio impegno, come Presidente di Federalberghi Palermo, è molto semplice da dire e molto impegnativo da portare avanti: continuare a spingere perché gli alberghi e le aziende del nostro territorio siano luoghi in cui la diversità non è un’eccezione da raccontare, ma una normalità da vivere ogni giorno.

Luoghi in cui una divisa non sia solo un lavoro, ma un’occasione di riscatto. Un «io ce l’ho fatta» che vale per la persona, per la famiglia, per l’intera comunità.

Luoghi in cui ogni persona — ogni persona — possa sentirsi vista, rispettata, valorizzata. Non sopportata. Non tollerata. Valorizzata.

Quale messaggio vuole dare oggi a questi ragazzi e ragazze presenti?

Permettetemi di chiudere con un’immagine, perché alla fine sono le immagini che restano.

Poco fa osservavo i partecipanti a questo concorso: le mani ferme, la concentrazione, la cura del gesto, quei movimenti ripetuti cento volte in prova e, stasera, eseguiti con quello sguardo che è un misto di ansia e felicità. Lo sguardo di chi sa che sta facendo qualcosa di importante.

E in quel momento mi è stato chiaro, ancora una volta, che la disabilità non è quello che manca. La disabilità è, troppo spesso, ciò che la società non è ancora capace di vedere.

Eventi come questo ci obbligano, dolcemente ma con fermezza, a cambiare sguardo. A guardare meglio. A guardare più a fondo.A guardare più lontano. Per questo vi ringrazio. Perché oggi, qui, non stiamo solo assegnando riconoscimenti. Stiamo mettendo in discussione un modello di lavoro. Stiamo cambiando l’idea di professionalità, di competenza, di merito. Stiamo cambiando — un ragazzo alla volta, un servizio alla volta, un gesto alla volta — il volto dell’ospitalità italiana.

E lasciatemelo dire con tutta la sincerità possibile: questo cambiamento è bellezza. È dignità. Ed è, davvero, il nostro futuro migliore.

Mariza Rusignuolo

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