Paesaggi dell’anima di Francesca Mercadante

Paesaggi dell’anima della scrittrice Francesca Mercadante (1) è una storia ambientata ad Ariano, piccolo borgo, vero e proprio regno feudale, unico universo riconosciuto dai suoi abitanti, dove esistono solo finzione, arretratezza, assistenzialismo e povertà, uniche leggi reali affinché il sistema possa autoperpetuarsi. L’asse narrativo ruota intorno al barone Augusto Chiaralba. Tutto era nelle sue mani ed era sempre stato nelle mani di un Chiaralba, volta per volta, prima di Augusto, poi di suo figlio Carlo;
dopo la morte di quest’ultimo tutto sarebbe appartenuto al figlio di Carlo, Augusto Maria Chiaralba, volutamente allontanato dal borgo dal padre per impedire alla storia di continuare.
I punti chiave del romanzo sono quattro:

  • Il ritorno di Augusto ad Ariano per la lettura del testamento e la scoperta che l’unica cosa che davvero desiderava, il casale di Pizzo Gramigna, non era destinato a lui, ma ad una donna della quale poté conoscere solo il nome, Elisabetta, poiché la lettera indirizzata solo a lui, che gli avrebbe svelato tutto di lei, era stata rovinata dalla pioggia.
  • L’arrivo dei grandi imprenditori ad Ariano per la costruzione di un’autostrada, ai quali serviva la concessione di tutte le terre e soprattutto di Pizzo Gramigna e il conseguente inizio delle minacce da parte dei potenti del borgo.
  • L’incontro romantico con Betta, una ragazza di una bellezza semplice e pura, che rimasta sola era stata cresciuta come una figlia da Carlo e Donna Carolina.
  • L’incontro con lo zio Lorenzo Mistretta, figlio illegittimo di Augusto Chiaralba, da sempre acerrimo nemico del fratello Carlo che, alla fine dei suoi giorni, avrebbe voluto che suo nipote non distruggesse tutto quello che era opera delle azioni, seppur contrastanti, dei due fratelli.

    Così i suoi familiari erano diventati le angosce della sua coscienza: “Suo padre, Carlo Chiaralba, che lo aveva voluto lontano pur di troncare una storia di appartenenza lunga secoli. Suo zio, Lorenzo Mistretta, che a tutti costi combatteva affinché la storia durasse per sempre”. Dopo la morte dello zio, Augusto inizia ad assaporare il potere; si trova a compiere atti dei quali non conosceva il significato, come quello del Venerdì Santo quando, incappucciato, aveva portato in offerta tre
    piatti decorati con oro alle tre chiese di Ariano, non sapendo che in quel modo aveva sancito la sua appartenenza al borgo. La morte dell’amico Santi Cutò che aveva fatto da scudo alla pallottola destinata a lui e, soprattutto, la morte di Betta, che aveva nascosto i documenti conservati da Carlo e che, un giorno, avrebbero fatto cadere il regno in quanto sancivano tutti i patti, le alleanze e le spregiudicatezze fatte nel tempo da Lorenzo Mistretta, infondono in Augusto la consapevolezza che deve fare un passo indietro sia dalla storia della sua famiglia che dalla storia di Ariano, affinché
    non sia più l’emblema dell’arretratezza e della povertà.
    L’autrice costruisce la storia con un’architettura narrativa fluida e avvincente. Nel mixare temi e personaggi più disparati con sintagmi oscillanti a tratti, tra lingua e dialetto, consiste la seduzione della prosa di Francesca Mercadante che, con maestri riesce, a creare, nel tessuto narrativo, una sorta di attesa e suspence che coinvolge il lettore, mentre con l’uso sapiente del lessico e di figure retoriche, quali l’anafora, la similitudine, l’ossimoro, evidenzia un lirismo prorompente che conferisce al romanzo un ritmo cadenzato. A rendere pregnante il testo, in cui predomina un periodare prevalentemente paratattico, sono i numerosi flash-back memoriali in cui si narrano le storie dei personaggi che ruotano intorno al protagonista. Il narratore è onnisciente e la focalizzazione è zero; da evidenziare le analitiche e realistiche descrizioni dei luoghi e, soprattutto dei “paesaggi dell’anima”, cioè delle sensazioni e degli statid’animo dei personaggi che rendono l’atmosfera della storia incisiva e interessante.


Francesca Mercadante è nata a Palermo il 30 luglio 1952. Geologo, ambientalista, fonda nel1987
l’Associazione Mirto Verde “per una corretta cultura tra uomo e ambiente”.
Ha partecipato al progetto “Palermo Anno Uno” conseguente alle stragi Falcone-Borsellino. Ha
Scritto tra il 1995-97 il romanzo “Paesaggi dell’anima alla fine della prima generazione” vincitore
del concorso internazionale Premio Grand Prix Mediterranée Etats Unis d’Europe. Napoli 1998.
Opera Prima. Ha altresì pubblicato: Da Balarm a Giazirah: Il Porto di Gallo ritrovato, Palermo
2001; I Florio e il Regno dell’Olivuzza, Palermo 2003; I Beni Archeologici di Monte Gallo,
Palermo 2005; De Rebus Hierkte, Palermo 2005.

Mariza Rusignuolo

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