Manco morto della regista Emma Cecala

1) Emma quando è nata la sua passione per il cinema?
La passione per il cinema, non saprei dire quando è nata, forse perché è sempre stata lì. Credo
che ognuno di noi, abbia dentro una passione o un talento innato, qualcosa che ci accompagna in
silenzio per molto tempo. Sta o noi decidere se ascoltarsi, prendere consapevolezza e avere la
caparbietà per seguire il proprio sogno, anche quando il percorso non è semplice.

2) Quali registi sono stati per lei un modello e fonte d’ispirazione?
I registi che sento più vicini e che ho assunto come modelli, sono i grandi maestri della commedia all’italiana, in particolare Pietro Germi e Mario Monicelli. Entrambi sono degli acuti osservatori sociali che nei loro film svelano l’ipocrisia della società italiana (Parenti Serpenti, Divorzio all’Italiana) e siciliana (Sedotta e abbandonata), con una vena ironica senza eguali.
Altro mio modello, è senza dubbio Giuseppe Tornatore che è magistrale nel raccontare una
Sicilia antica narrando storie che evocano forti emozioni. Adoro la profonda sicilianità dei film
Màlena, Baaria e L’uomo delle stelle. Sono film che ho visto decine di volte e che sempre mi
emozionano.
3) Ci espone quale è stata la genesi del cortometraggio “ Manco morto”?
La genesi di Manco Morto nasce da delle suggestioni, da immagini che visualizzavo nella mente e di cui sentivo l’esigenza di raccontare in qualche modo. Quando si scrive una sceneggiatura, a volte si parte da una storia della quale magari si conosce tutto, altre volte, si parte da personaggi che ci affascinano e vogliamo che siano inseriti nella narrazione, oppure si può partire da un’immagine. Nel mio caso è stato proprio così: ho immaginato un funerale dove tutto si trasformava in teatro dell’assurdo, dove il defunto, paradossalmente, perdeva il suo ruolo di protagonista cedendolo al pettegolezzo. Volevo raccontare come, a volte, la vita – anche nelle sue situazioni più dolorose – può diventare grottesca e incredibilmente umana.
4) Ci fornisce dei dettagli sull’ambientazione, sulla trama,sui personaggi e sul titolo?
Siamo nel 1958, in un paese dell’entroterra siciliano dove a breve si terranno le elezioni comunali. Inaspettatamente muore il candidato a sindaco esponente del P.C.I. e questo creerà delle situazioni grottesche durante la funzione religiosa e il corteo funebre. Il titolo “Manco Morto” si riferisce al protagonista, il defunto Teotista Mezzasalma, che aveva pianificato tutto prima della sua dipartita.

5) I protagonisti del corto si esprimono in dialetto siciliano. Come si è superato il problema
della decodificazione linguistica a livello nazionale?

Non mi sono mai davvero preoccupata della decodificazione linguistica, perché Andrea Camilleri, con i suoi romanzi, ha sdoganato la lingua siciliana rendendola viva, comprensibile e straordinariamente affascinante per un pubblico nazionale e internazionale. Per me, Camilleri non ha solo aperto le porte del dialetto alla letteratura e al cinema, ma ha anche mostrato come una lingua possa raccontare cultura, emozioni e umanità in maniera unica. Anche il grande schermo, dopo Montalbano, ha dato voce a questo mondo, permettendo a chiunque di ascoltare e sentire i ritmi, i colori e le sfumature della Sicilia.

6) Come ha vissuto il grande riscontro di pubblico e i premi che le sono stati attribuiti in
mostre e festival cinematografici?

Penso che dopo qualsiasi lavoro, laddove si riceve un riscontro positivo, ci si senta gratificati e motivati. Ma nel cinema la gratificazione è ancora più forte: un film non nasce mai dal lavoro di una singola persona, ma dalla collaborazione di vari reparti, dalla bravura degli attori, dall’investimento di un produttore che ha creduto nel progetto. Ricevere un riconoscimento quindi, significa condividere il successo con tutte queste persone e sentire davvero che il lavoro di squadra ha dato i suoi frutti.
7) Il cinema è la sua unica passione o è attratta anche da altre forme di linguaggio (arte, scrittura, pittura ecc…)
Sono attratta dalla scrittura cinematografica perché è il momento in cui una storia prende forma e inizia a vivere. Mi affascina il processo creativo che trasforma un’idea o un’immagine in un mondo narrativo completo, con personaggi, ambientazioni e dialoghi. Scrivere una sceneggiatura è paragonabile a una partita a scacchi: ogni scelta, ogni mossa deve essere calcolata, perché tutto ha conseguenze sulla storia. Ogni personaggio, ogni dialogo, ogni scena è come un pezzo sulla scacchiera: deve muoversi in armonia con gli altri, seguendo una strategia complessiva. Ci vuole pazienza, visione e capacità di anticipare ciò che accadrà più avanti, ma anche creatività per sorprendere chi guarda.
8) Pensa che il successo del corto sia da attribuire alle tematiche o al modo di raccontarle?
Lo scontro tra Democristiani e Comunisti non è certo una novità, così come non lo è il voltagabbana o l’ambientazione di un funerale. Penso quindi, che ciò che rende Manco Morto speciale è nel modo di raccontare la storia che sa sorprendere e divertire, trasformando situazioni apparentemente già viste in qualcosa di sorprendentemente umano e grottesco. È proprio questa capacità di far emergere l’assurdo nella quotidianità che secondo me conquista chi guarda il cortometraggio.
9) Quali i suoi progetti futuri in campo cinematografico?
In questo momento sono impegnata nella scrittura di un nuovo soggetto cinematografico.
Considerato il successo di Manco Morto, e considerato che voglio fare meglio del precedente,
direi che l’impresa non è semplice.

10) Quali difficoltà hai incontrato nella realizzazione di Manco morto a livello economico e di
organizzazione?

Ho riscontrato alcune difficoltà in ambito economico, e questo ha avuto conseguenze anche
sull’aspetto organizzativo. Gestire le risorse limitate e pianificare le attività in maniera efficiente
è stato complesso. Ho dovuto trovare delle soluzioni per affrontare degli ostacoli che si sono
presentati in corso d’opera. Sicuramente tutto è stato più faticoso ma alla fine è stata per me
un’occasione di crescita e forza.

Mariza Rusignuolo

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