Donne scienziate e nobel negati

Oggi, nel terzo millennio, sembra sia stato superato e sfatato l’antico pregiudizio relativo al binomio donna e scienza se un numero straordinario di donne scienziate, superando barriere e pregiudizi incontrati durante il loro cammino, hanno dato ampiamente prova del loro talento e delle loro capacità, avvalorando l’affermazione di Rita Levi Montalcini che: «La differenza tra donna e uomo è epigenetica,
ambientale. Il capitale cerebrale è lo stesso: in un caso è stato storicamente represso, nell’altro incoraggiato». Così si esprimeva la scienziata e neurologa, premio Nobel per la scienza, per dimostrare
che le donne sono state spesso scoraggiate ad applicarsi in campi scientifici e che hanno dovuto lottare non poco per dissolvere stereotipi radicati nella società che le riteneva poco adatte alle materie
scientifiche, ritenuto un ambito di esclusiva pertinenza degli uomini, e meglio propense alle materie umanistiche. Molte donne come , di varie nazionalità, già nei secoli scorsi, superando ostacoli sociali e
familiari, hanno seguito con tenacia, coraggio e determinazione i loro desideri riuscendo a dimostrare la loro versatilità nei vari ambiti della scienza. Nel campo della fisica e dell’astrofisica vanno ricordate Maria
Sklodwska Curie, premio Nobel per la fisica nel 1903 e per la chimica nel 1911 e la figlia Irene Curie premio Nobel per la chimica nel 1935, nel campo dell’astronomia Maria Mitchell (1818-1889) che è stata la prima famosa astronoma americana, docente di astronomia al Vassar College e direttrice di quell’osservatorio, che ha preso il suo nome.

Vanto tutto italiano è stata l’astrofisica Margherita Hack una delle menti più brillanti del Novecento, che si è affermata, a livello internazionale per il suo lavoro di ricerca soprattutto nell’ambito dello studio delle stelle ed è stata la prima donna a dirigere, nel 1964 a Trieste, l’osservatorio astronomico. Le sue ricerche hanno dato un valido contributo nella classificazione spettrale delle stelle. È stata membro dell’Accademia Nazionale dei Lincei e dei gruppi di lavoro dell’ESA e della NASA. E la già citata Rita Levi Montalcini che, lavorò negli Stati Uniti dove fece la sua grande scoperta identificando una molecola che fa crescere le cellule nervose, chiamata NGF che ha consentito di fare enormi progressi nello studio del sistema nervoso e per cui le è stato assegnato nel 1886 il premio Nobel per la medicina.
A molte scienziate, invece, sono stati negati i premi Nobel e, molte di esse sono vissute all’ombra dei mariti o di colleghi che hanno fatto proprie le loro scoperte tacendo spesso il loro contributo. È il caso di
Mileva Maric, moglie di Einstein, prima donna a studiare fisica al Politecnico di Zurigo, sulla quale gravano ancor oggi molti dubbi circa il suo ruolo nell’ambito della teoria della relatività, o quello dell’inglese
Rosalind Franklin, la quale, con le sue ricerche aprì la strada a Watson e Crick contribuendo alla scoperta della struttura ‘a doppia elica’ del DNA che ha meritato un Nobel assegnato solo ai due ricercatori
americani. Nel 1953 essi pubblicarono un articolo nel quale riconoscevano di essere stati “aiutati dai risultati, non pubblicati” dell’équipe di Rosalind, il cui nome fu ignorato nell’attribuzione del Nobel. Per non parlare di Lise Meitner, la Marie Curie tedesca, che scoprì la fissione nucleare e vide assegnare il Nobel del 1944 a Otto Hahn, un ricercatore che lei aveva assunto.
Un’altra studiosa di fisica Chien Shiung Wu, nota come la Curie cinese conobbe la stessa disavventura. La sua ricerca si concentrò sulla catena di fissione dell’uranio. Fu la prima donna a insegnare a

Princeton e, durante la seconda guerra mondiale collaborò al Mahanattan Project occupandosi della separazione dell’uranio 235 dall’uranio 238. Nel corso degli anni la sua ricerca si concentrò sul
decadimento beta, a cui collaborò a lungo con i colleghi Tsung Dao Lee e Chen Ning Yang. Nel 1957 i due ricercatori ricevettero un premio Nobel da cui però Madame Wu fu esclusa. E come non
menzionare il caso di Hedy Lamarr, la bellissima attrice austriaca che interpretò il personaggio di Rossella Hoara nel film Via col vento e che, allo scoppio della seconda guerra mondiale, elaborò un sistema di
rilevamento dei siluri radiocomandati che ancor oggi si utilizza per i sistemi di localizzazione via satellite, come il GPS, che fu il precursore del wi-fi. Per la sua geniale scoperta, degna di un Nobel, le venne conferito, quasi alle soglie della sua morte, il premio Pioneer Award. Come ebbero a dire molti scrittori e studiosi della sua biografia e della sua scoperta: “forse era troppo bella per il Nobel?” Il nove novembre
però, in suo onore, si celebra in Austria la giornata della scoperta. Ci furono però alcune scienziate che con la loro determinazione e la loro passione riuscirono a dimostrare che il loro intelletto era altrettanto
abbagliante di quello di tanti altri uomini con cui collaborarono ma dovettero lavorare il doppio per dimostrarlo. È il caso di alcune scienziate ebree che, sfuggite negli anni trenta alla Germania nazista,
approdarono negli Stati Uniti dove portarono la fisica avanzata nelle Università americane. Hertha Sponer che fece progredire lo studio degli spettri di numerosi composti chimici, Hedwig Kohn che mise a
punto un brevetto che migliorò l’illuminazione e il suo lavoro condusse all’interpretazione quantistica della dispersione ottica, Hildegard Stucklen che determinò l’effetto delle radiazioni ottiche sui meteoriti, contribuirono di fatto a creare la prima generazione di fisiche, mostrando come la curiosità scientifica non ha confini e possa persistere di fronte a difficoltà apparentemente insormontabili.

Oggi il ruolo della donna nel campo scientifico è di gran lunga migliorato e, sebbene si registrino ancora notevoli disparità rispetto agli uomini, le donne ricercatrici presso le Università sono in percentuale superiore rispetto agli uomini sia a livello internazionale che nazionale e molte di esse ricoprono posti di prestigio in campo scientifico.

Mariza Rusignuolo

Bibliografia

Elena Cattaneo, Scienziate, Storie di vita e di ricerca, Raffaello Cortina editore, 2024
Olivia Campbell, Le ragazze della scienza, Aboca 2025.
Sara Sesti- Elena Moro, Scienziate nel tempo, Ledizioni, 2018

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