Per una corretta comunicazione nella società contemporanea

Un incontro didattico  indimenticabile con Danilo Dolci

Di Danilo Dolci si è detto tanto , di questa figura discussa e controversa si sono occupati giornali, libri, riviste ma oggi non vi parlerò di quel Danilo ma della mia personale esperienza d’incontro con questo intellettuale visionario con l’obiettivo di  fornire un ulteriore profilo di questo straordinario sociologo triestino  venuto a contatto con tanti altri intellettuali siciliani come Carlo Levi e Topazia  Alliata, madre di Dacia Maraini, di cui Danilo Dolci frequentava la casa. Topazia, peraltro, lo  ammirava per la sua  scelta di lotta non violenta e per il suo approccio culturale di taglio internazionale  e lo aiutò occupandosi con lui  dei bambini indigenti  e  pagando le spese legali e  gli avvocati che lo difesero  quando Danilo  Dolci venne accusato di sovversivismo e imprigionato. Ho avuto, in qualità di docente,  il privilegio di conoscere personalmente Danilo Dolci, originale figura di intellettuale impegnato, durante un progetto scolastico  presso l’Istituto magistrale Regina Margherita di Palermo, nel febbraio del 1995 per uno stage intitolato “Per una corretta comunicazione nella società contemporanea “ invitato dalla Preside  Anna Maria Ruta. Durante un collegio dei docenti che si teneva nella sede centrale dell’Istituto,  sito nella Piazzetta SS. Salvatore,  la Dirigente comunicò ai docenti  che era sua intenzione invitare a scuola Danilo Dolci per un incontro con alunni ed alunne e che per gestirlo, nel miglior modo, bisognava preventivamente preparare gli alunni  sia sulla lettura del suo testo “L’odore del fumo”  sia  sul suo  impegno socio- culturale  per stimolare ragazzi e ragazze  aformulare domande pertinenti  e  intrattenere con lui un vivace dialogo. I docenti d’Italiano ebbero così il compito di informare le classi partecipanti  con  opuscoli, lettura dei giornali in classe, notizie biografiche su Danilo Dolci.  Ma chi era Danilo Dolci realmente? Cosa era venuto a fare in Sicilia? Qual era il sogno coltivato  da questo visionario  che  gli alunni per un verso assomigliarono a Don Milani e per un altro a Gesù perché, venuto in Sicilia nel Borgo delle Spine,  non era stato accettato dalle  autorità politiche e meno che mai  da quella mafia  tentacolare difficile da estirpare in Sicilia?  Queste le domande che alunni ed alunne si posero  e che rivolsero a noi docenti ma noi li invitammo a rivolgerle a lui quando sarebbe venuto a scuola.  Finalmente il giorno tanto atteso giunse. Fu un grande onore per noi ospitare a scuola un personaggio così noto e discusso come Danilo Dolci, soprannominato il Ghandi siciliano. Si presentò a scuola con il suo viso e sguardo aperto  ma a tratti austero e severo. Fu molto cordiale sia con noi docenti  quanto con  gli alunni.  Gli incontri  sarebbero durati una settimana ed era stato programmato che le classi dovevano parteciparvi  per fasce d’età,  pertanto  si stabilì che nel primo e secondo giorno dovessero essere  le classi prime e seconde, nei giorni successivi  le terze, le quarte e ragazzi e ragazze frequentanti l’anno integrativo dell’Istituto magistrale.  Finalmente il giorno tanto atteso  giunse.  Danilo Dolci venne accolto al suo ingresso  presso l’Istituto Regina Margherita di Palermo con un fragoroso applauso e, dopo averlo presentato a docenti ed alunni  nella  pregiata  quanto meravigliosa sala teatro all’interno dell’Istituto, la Dirigente gli diede la parola.  Danilo non parlò di sé ma volle che fossero i ragazzi,  incuriositi a rivolgergli delle domande.  I  ragazzi,  pertanto,  formularono le domande più disparate sul Borgo di Trappeto,  sui suoi progetti  educativi innovativi  e sul  concetto di educazione non violenta.  Per ogni giornata Danilo Dolci  nominò un ragazzo o una ragazza tutor che coordinasse i lavori.  Lui guardava i ragazzi,  li osservava, sollecitava, a tratti, le loro riflessioni,  tirava fuori con metodo maieutico  i loro problemi.  Per i ragazzi fu l’occasione per scoprire insieme  la sua storia come educatore e attivista della non violenza e il suo messaggio sociale ed educativo. Danilo li invitò  ad esprimere i  loro desideri e le loro prospettive future. Prima degli incontri i docenti parlarono ai ragazzi di Danilo come dell’intellettuale molto sensibile ai problemi politici, sociali, economici ed ecologici di oggi, del suo progetto di fare della Sicilia un luogo migliore dove,  data voce a chi voce non ha,  si potessero trovare adeguati rimedi  all’analfabetismo,  ai bambini e ragazzi  trascurati dalle famiglie indigenti, lui che era venuto a diretto contatto con i bambini e ne conosceva gli sguardi innocenti,  le loro passioni,  i loro bisogni,  le loro potenzialità  che cercava di scoprire attraverso il suo metodo maieutico.  Furono delle giornate irripetibili  dal punto di vista emozionale  perché tutti i presenti agli incontri, sia docenti che alunni/e  rimasero   incantati e colpiti dalle sue teorie e dal suo metodo che oggi, sempre più, vengono approfonditi quali straordinari strumenti di ricerca e sperimentazione da scuole e Istituzioni sia italiane che straniere. A  conclusione dell’incontro durante il quale Danilo mi invitò a leggere qualche passo del suo libro “L’odore del fumo” mi firmò il testo  con una dedica che  custodisco gelosamente per il messaggio di vita indelebile che ci ha consegnato  durante il suo incontro e cioè che la speranza in una Sicilia migliore ha bisogno del contributo di ognuno di noi. Oggi, dopo anni di silenzio, la sua figura è stata riportata alla ribalta dal saggio di Maurizio Piscopo “Ci hanno nascosto Danilo Dolci” che costituisce un prezioso scrigno di notizie per le nuove generazioni. Nel testo l’autore esplora le varie fasi della vita di Danilo Dolci, “un ribelle”  che ha determinato una svolta epocale essendo riuscito a far traballare l’indifferenza delle classi dirigenti  con la sua rivoluzione pacifista  fatta di  scioperi  alla rovescia,  di digiuni collettivi, di fusione dei diritti sociali nei diritti umani. L’autore, inoltre, non si limita a tracciare una biografia di Danilo Dolci   ma allargando  la sua ricerca attraverso lo sguardo e la testimonianze  del figlio di Danilo e di chi era  legato a lui da sincera amicizia, ci ha restituito  il profilo  psicologico , le idee,  i metodi  e battaglie  operate  da questo intellettuale visionario esplorandone l’uomo e l’animo e mettendone in evidenza preoccupazioni, amarezze, sofferenze.  

Mariza Rusignuolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *